Elbow – Leaders of the free world

Acquista: Data di Uscita: Etichetta: Sito: Voto: (da 1 a 5)

Quando ho inserito per la prima volta questo nuovo album degli inglesi Elbow nello stereo credevo di aver sbagliato qualcosa, questo perché l’introduttiva “Station approach” sembra un pezzo di Dave Mattews che incontra i Coldplay. Non male come inizio un brano che sembra un megaplagio, ma che sa risollevarsi con la seconda metà più energica. Questo nuovo disco degli Elbow non è appunto un gioiello di originalità, non è una pietra miliare della storia del rock, non è neanche orecchiabile più di tanto, nonostante ciò però è un lavoro molto gradevole, ben sfaccettato, con bei testi e una buona capacità di comporre e suonare musica. Per arrivare però a una canzone che davvero riesca a colpirmi devo aspettare la quarta traccia, la sognante e malinconica “The stops”, forse quella che meglio mi ricorda le note di quell’ottimo esordio del 2001, e scrive uno che s’era letteralmente innamorato del singolo “Powder blue”. Molto bella anche la ritmata titletrack, in pieno stile british è con “Mexican standoff” il brano che più mi piace di questo disco. “Mexican standoff” appunto, una ballata elegante e ben suonata che dimostra il grande valore di questo gruppo nel suo ambito musicale: valore che potrebbe portarli ad essere considerati un gradino sopra ai Coldplay, e effettivamente nella cerchia di questa nuova leva inglese Elbow e Starsailor sono gli unici che riesco ad ascoltare senza sbadigliare. Il disco prosegue fino alla sua fine leggero e caloroso, senza picchi o discese, semplicemente accompagnando l’ascoltatore con raffinatezza e con una voce veramente molto adatta al genere capace di essere malinconica senza esagerazioni e allo stesso tempo molto ben equilibrata con la musica che l’accompagna. Per concludere un bell’album, niente di fenomenale o di eccitante, ma un disco semplice e piacevole che si fa ascoltare con piacere e che sa essere anche un buon compagno in queste giornate di inizio autunno.