Oceansize – Everyone Into Position

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Secondo album per gli inglesi Oceansize dopo il grande esordio di due anni fa. “”Everyone into position” prosegue il discorso dove “Effloresce” lo aveva interrotto, mantenendo inalterate le direzioni stilistiche della band, che si muove intorno ad un pesante alternative rock in cui si intravedono i fantasmi dei Tool nella cupezza di certe atmosfere, e alcuni riferimenti ai Dredg per quel che concerne l’uso delle chitarre. L’attacco del disco odora pesantemente di Tool: “The Charm Offensive” si mostra cupa e cadaverica, rallentata nell’incedere ma comunque di grande impatto. Primo, significativo sussulto in “Heaven Alive”, forte di uno straordinario riff distorto, circolare e ossessivo in tipico stile Oceansize che cresce di intensità con lo scorrere del brano, fino a diventare un mostro di saturazione e aggressività che vi terrà incollati alla poltrona. A mio parere il miglior brano dell’album. Ancora ritmiche compresse e pesanti sulla successiva “A homage to a shame”, acida e ben strutturata, si lascia apprezzare grazie anche ad un convincente cantato distorto. Si abbassano i toni su “Meredith” che deve molto ai passi onirici espressi in “13th Step” degli A Perfect Circle, ma che rimane una ottima song, ispirata, in special modo nel bellissimo ritornello, davvero emozionante. Ancora momenti pacati in “Music for a nurse”, brano delicato a metà tra space e post rock. Dopo un paio di episodi non propriamente memorabili ( “New Pin” e “No Tomorrow”) veniamo accolti dalle tonalità spaziali e dilatate di “Mine Host”, la quale sfocia nella bellissima “You can’t keep a bad man down”, canzone di oltre sette minuti dalla strana successione armonica che cresce di ascolto in ascolto, caratterizzata da una bella prova di Mike Vennart, una sorta di Mike Patton sponda Faith No More in acido, al microfono e dalla solita oppressione chitarristica che ricorre spesso nella musica degli Oceansize. Chiude il disco “Ornament / The Last Wrongs”, brano con ambizioni da capolavoro che finisce per essere solo godibile nell’intro etereo e nello sviluppo quasi epico. In conclusione “Everyone into position” è una buona conferma da parte di una ottima band. Non raggiunge gli altissimi livelli del suo predecessore (“Effloresce”) ma presenta una manciata di songs davvero ottime. Ovvio che gli Oceansize abbiano i mezzi e le capacità per fare di più. Molto di più.