Modey Lemon – The Curious City

Acquista: Data di Uscita: Etichetta: Sito: Voto:

I Modey Lemon sono uno di quei gruppi che, invece di scegliere la facile strada del successo tramite un revival della new wave senza alcuno spunto personale, optano per un misto di garage e rock’n’roll con riferimenti jazz. I Modey Lemon sono tre ragazzi di Pittsburgh che suonano benissimo (il batterista è davvero un mostro), che utilizzano poderosi stacchi, ottimi riff di chitarra e interessanti inserti di sinth. I Modey Lemon sono dei veri musicisti che curano le canzoni e cercano di non essere spudoratamente banali. Ma il risultato non è quello sperato. Tutto è bello ma risulta alla lunga noioso, è proprio l’insieme che non gira. E dire che la prima traccia, “Bucket of butterflies”, parte alla grande, semplice e d’impatto, ma manca quel guizzo che me la faccia amare. Si ricomincia con “Sleepwalkers”: bella, ancora bravi, ma prima della fine il fiato è già corto. E così via: “Finger, drains” è affascinante nella sua vorticosa e cupa psichedelia, ma non riesce a decollare, “Mountain mist” è la classica grandiosa canzone rock’n’roll, ma sinceramente ho bisogno di altro. Nonostante i tentativi di spaziare (c’è anche il prescindibile lentone “Countries”), rimane un disco omogeneo, probabilmente troppo coeso. I riff sono belli, sporchi e potrebbero farmi impazzire se il contesto non risulti pesante da ascoltare e in questo qualche responsabilità è da attribuire ad una produzione che non riesce a sottolineare nel giusto modo il versante incendiario delle composizioni, finendo per creare un suono monolitico e a tratti monocorde per la sua troppa “densità”. E l’ascolto si fa faticoso. Forse “The curious city” è semplicemente un disco che non riesco a capire, e in tal caso spero che in futuro mi riveli tutta la sua bellezza, quella che adesso non riesco a vedere nonostante i numerosi ascolti. Ma per ora rimango con la mia delusione.