Zoldester – Se

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Fabrizio Panza e gli Afterhours, un connubio perfettamente riuscito quello dei Zoldester con i ben più famosi colleghi milanesi. Da subito messi in chiaro gli intenti del gruppo: essere la solita meteora indie nel panorama del rock cantautorale a metà tra melodia e chitarre in distorsione, tanto da ricalcare in più pezzi l’epopea di Agnelli nel mondo del rock italiano. Il disco in sé è prodotto perfettamente, ha una grafica e un packaging da fare spavento, contiene nove tracce perfettamente bilanciate tra ballate pop di scuola Perturbazione (Ninna Nanna Della Fine), distorsioni orientate verso il versante alternative rock italiano (Dietro I Se) e sprazzi di accelerazioni quasi punk ma mai fuori dall’ordinario (Guai). Ventisette minuti totali di una musica che è pronta per il Festival di Sanremo che abbiamo sempre sognato: alternativo, ammiccante all’underground e potente ma con grazia; il punto è che tutto questo è sorprendentemente sterile e innocuo. Piacerà agli amanti dell’alternative pop e poco più. Mai oltre la sufficienza a ben vedere, ma il passaggio radio è a tanto così.