Children of Bodom – Are You Dead Yet?

Acquista: Data di Uscita: Etichetta: Sito: Voto: (da 1 a 5)

Da buon metallaro acculturato, l’ultimo disco dei Children of Bodom sarebbe da lasciare sugli scaffali con un espressione disgustata della serie: “che palle, la solita pappa ribollita frammista ad assoletti di tastiere, metal ormai strasentito con le solite urla incomprensibili di quel saltimbanco di Alexi e qualche prodezza chitarristica neoclassica da malmsteen dei poveri, che schifo! Ora vado a comprarmi l’ultimo dei Nevermore che sono proprio profondi, intelligenti e innovativi.” Ecco, il buon metallaro acculturato è la persona più dannosa per la musica, al giorno d’oggi, perché spenderebbe 20 euri per la succitata mezza schifezza, lasciando nel negozio con aria snob uno dei dischi più divertenti dell’anno: questo “Are You Dead Yet?”. Parliamone. Ad Alexi ultimamente piacciono molto il punk e l’hardcore melodico, e infatti s’è anche messo su gruppetto dove suona solo la chitarra, i Kylähullut (vedere assolutamente il loro video disponibile sul loro sito per morire dalle risate). E quindi? E quindi ci troviamo di fronte un lavoro che rappresenta in pieno la naturale commistione tra il sound originario dei CoB e la sfacciataggine melodica punk/rock , insomma quello che nel precedente Hate Crew Deathroll gli era riuscito solo a metà qui è un centro pieno. 100 punti. Cosa è successo, rispetto al precedente disco, dunque? Sostanzialmente la produzione gioca un ruolo importante, qui più grezza e immediata, quasi più “rock”, le chitarre secche e il basso bene in mostra. Poi la forma canzone, che si slega un altro po’ dagli stilemi neoclassici e tipicamente metal e sceglie una via più “easy”, pur mantenendo idee e inserti originali. Aumentano i ritornelli catchy e di facilissima presa, diminuiscono (finalmente arrivando ad un giusto compromesso) le parti solistiche di chitarra e tastiere, inserendosi decisamente bene nel contesto della canzone. Peccato solo per “Punch Me I Bleed”, lenta e piuttosto anonima: fortunatamente è un episodio isolato, e tra le spettacolari “If You Want Peace…Prepare for War” e “In Your Face” non ci si fa neanche troppo caso. E quando parte “Bastards of Bodom” un po’ viene da sorridere, per una linea di chitarra che puzza di In Flames dalle prime due note. Ma gli si perdona volentieri anche questa, quando la canzone successiva tira fuori uno dei migliori ritornelli del lotto. Concludendo, pur essendo partito prevenuto al massimo, non riesco a definire questo album affatto “povero” o “noioso”, pareri molto comuni a quanto pare. I cinque bimbi della Hate Crew Deathroll ci sono andati vicini col precedente disco, ma adesso sono meno morti che mai. In Your Face!