Ashcroft, Richard – Keys to the World

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La mia edizione di Keys to the world è rarissima! Dentro non c’è il cd o il dvd, o il cd+il dvd. Nella mia c’è un simpatico sottobicchiere che da un lato ha un pratico specchio (la funzionalità in poco spazio!) e dall’altro ha la personalizzazione col nuovo cd di Richard Ashcroft! Fico eh?! Ora vi diranno che il Sign. Ashcroft “ha raggiunto una maturità di composizione quasi Dylan-iana”, che ha un cantautorato fa tornare alla mente il “Rod Steward struggente e riflessivo” (non il Rod The Mod che tutti si ricordano. tutti si ricodano!? Mah.), che forse, assieme a Paul Weller, è uno dei pochi cantautori inglesi dentro e fuori. Tutte cazzate? No anzi, almeno l’80% di queste affermazioni è vero, perché personalmente mi viene difficile abbinare la parola “riflessivo” a “Rod steward”, ma potrebbe essere un problema mio. Quello che forse non tutti vi diranno , evitandolo con giri di parole riguardanti la personalità di richard o il suo passato di Verve (sigh&sob) è che quest’ultimo disco di Richard Ashcroft E’ UNA PALLA ALLUCINANTE! Ammorba come pochi altri album al mondo, perso in degli arrangiamenti piatti e banali, che non spiccano, non decollano, stanno lì solo ad accompagnare il vocione di Richard che, dopo 2 album, ha finalmente compreso che la doppia voce su ogni canzone di ogni disco no, effettivamente non può stare. Eppure presi singolarmente i brani.Ma chi prendo in giro? Anche presi singolarmente i brani sono di una sonnolenza molesta, c’è già troppa gente al mondo (Damien Rice, josh Ritter, Bright Eyes, e quanti altri?) che con la loro chitarrina acustica, la loro aria intimista e delicata, la loro voce che “ti entra dentro” fa brani come Why Do Lovers, c’è già tanta gente che tenta di scopiazzare il rock anni 70 e, per quanto Why Not Nothing è un’ìncipit in grande stile (te credo, è Waiting For The Men) si sente che . no, questa non è roba di Richard Ashcroft Richard, a noi puoi dircelo. ma che t’è successo? Che fine ha fatto il Mad Richie degli anni 94-95? Smunto e bianco, con quell’aria sempre sul punto di morte ma al tempo stesso gli occhi spiritati di violenza e rabbia, che fine hanno fatto le tue parole oniriche? I tuoi testi arroganti? Perché siamo passati da una camminata fiera e orgogliosa, che si fa spazio tra la gente a spallate, a un lento incedere a bordo marciapiede, chiuso in un cappottone come se volessi nasconderti dal resto del mondo? Neanche 10 anni fa cantavi parole come “If love is a drug then i don’t need it”, “I don’t believe that love is free” e “i was buying feeling froma vendine machine” e adesso sei diventato una specie di carol wojtyla della musica inglese, con un’aria da chierichetto di prima fila con tanto di campanello in mano. Non lo so, vuoi pure tu la tua bella tunica colorata ed entrare nei Polyphonic Spree a sorridere tutto il giorno? E il tuo “i’ve been in the sheel for to long”?, il tuo “I’ve got the skin full of dope”? che fine ha fatto la grinta di”this is a big fuck you” con cui chiudevi i concerti con Come On? No so, fai qualcosa, datti all’alcool, diventa amicissimo di Pete Doherty, però io un altro album così non lo reggo, non ce la faccio, mi fa male il cuore e le orecchie. Canzoni orripilanti come World keeps turning sono roba da Cardigans! Words Just Get In The Way l’hai registrata con tutta la parrocchia che ti faceva il clap-hands? Perché per aspettare che una canzone arrivi alla sufficienza bisogna penare fino alla bonus track? Questo è un’avvertimento: se ti azzardi a pubblicare un altro pezzo come Sweet Brother Malcom ti giuro che vengo a scovarti in mezzo alla campagna dove stai in Inghilterra con un Bulldozer e al grido di “Nick MacCabe dove cazzo sei finito?!” rado al suolo la tua magione, il tuo orticello che in ogni intervista nomini, e soprattutto tutte le tue cazzo di acustiche. Datemi A storm in Heaven, devo autoconvincermi che questo sia davvero un sottobicchiere.