Queens of the Stone Age – Over the years and through the woods

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Testosterone per le orecchie. Che a dirlo così fa anche un po’ impressione, ma è quanto di più meraviglioso il rock’n’roll ci abbia mai offerto, fin dai primi colpi d’anca del Re. Il rock che vuole essere rock, senza accampar pretese intellettualoidi, è sempre andato a braccetto con il sesso e con l’allusione fisica più o meno esplicita: dagli anni ’50 ad oggi un tutt’uno di “mosse”, sculettamenti, lingue di fuori, focose grattuggiate di Gibson, muscoli in bellavista, nudi integrali (non solo femminili), calzini pubici, lucertole regali e uomini-iguana liberati sul palco senza guinzagli di sorta. Questo bel caricone oggi grava quasi interamente sulle spalle delle Regine dell’Età della Pietra ereditiere a buon diritto, fin dall’ambiguità del nome sceltosi, del rock ormonale, che ha attraversato generi ed epoche, all’insegna del buon vecchio moto pelvico. Tutto questo al di là dei nudi dell’ex bassista Olivieri, o delle varie “hottest guy nomination” attribuite ad Homme dai rotocalchi durante il recente rialzo di quote della band. Tutto questo solo attraverso la musica: l’hic et nunc dell’esecuzione dal vivo restituisce ai brani una sensualità, per l’appunto, assente nelle registrazioni in studio, che richiama direttamente immagini e immaginario del video che accompagna la scaletta…improvvisazioni, cazzeggiate on stage, sbòtti con ragazzi della prima fila, nudi spudorati, alcool e sudore rientrano pienamente nello stanco repertorio di cliché, da cui di volta in volta attingono le sempre più vecchie novizie dell’hard rock in cerca di consensi da un pubblico beota quanto loro. Ma anche nella quantità di combi che decidono di accaparrarsi il pacchetto degli stereotipi tuttocompresonelprezzo, rimane qualcuno che interpreta ancora con sangue pulsante l’ormai collaudato Protocollo del Non Protocollo.