Arcturus – Sideshow Symphonies

Acquista: Data di Uscita: Etichetta: Sito: Voto: (da 1 a 5)

Sideshow Symphonies è un buon disco di metal sinfonico. Sideshow Symphonies è un disco mediocre degli Arcturus. Queste due affermazioni potrebbero bastare per intuire più o meno cosa aspettarsi dal disco in esame. Entrando nel dettaglio, dall’imperiale debutto “Aspera Hiems Symfonia” attraverso le divagazioni barocche de ”La Masquerade Infernale” e le atmosfere spaziali di “The Sham Mirrors”, per il supergruppo norvegese non ci sono stati che successi e (meritatissimi) fiumi di lodi sperticate. Poi? Poi Garm ha abbandonato la nave per concentrarsi sui suoi Ulver, e dopo un breve periodo in cui il sostituto scelto pareva essere Øyvind Hægeland (Spiral Architect) esce fuori un altro nome, il nome che un po’ tutti avrebbero immaginato come più adatto, Simen Hestnæs, per gli amici ICS Vortex. Proprio quel Simen che già avevamo visto ospite ne “La Masquerade Infernale, Simen che è stato l’anima di un disco come The Archaic Course dei Borknagar: Simen Hestnæs sarebbe stato il nuovo frontman degli Arcturus. Aspettative: altissime. La curiosità di sentirlo in veste da protagonista: innegabile. Comprato il disco appena uscito, infilato nel lettore, da subito qualcosa non va. Punto primo: i suoni. Non c’è la raffinatezza della Masquerade Infernale, che comunque sapeva essere violento quando necessario; non ci sono i suoni freddi e secchi di the Sham Mirrors, non ci sono neanche quegli azzeccatissimi sample elettronici, non c’è molta varietà, non ci sono inserti spiazzanti, non c’è novità. Il disco scorre su ritmi medi, mai troppo veloce, talvolta troppo, troppo lento, come nella pesantissima (da reggere) Daemonpainter. La produzione è sbagliata, le chitarre non mordono per niente, la batteria non svetta, le tastiere sono solo la pallida ombra dei suoni cristallini e misteriosi di una Chaos Path a caso. Sverd alle tastiere sembra aggrapparsi sempre allo stesso arpeggio rivoltando e rifilandoci ad ogni occasione l’introduzione di Star-crossed. Punto secondo: il songwriting. Le prime due canzoni, seppur rovinate dalla produzione non sono per niente male (la seconda traccia ha addirittura il volume più basso del resto del disco, peccato perché sarebbe potenzialmente la più bella del lotto). Ottimi spunti in una forma-canzone piuttosto standard, un piacevole metal sinfonico scritto apposta per le magistrali evoluzioni vocali di Simen, con qualche stacco decisamente ben riuscito e (nella seconda, Shipwrecked Frontier Pioneer) un bel crescendo accompagnato dalla evocativa voce femminile di Silje Wergeland, direttamente dalle compatriote Octavia Sperati. Dalla terza traccia, Daemonpainter, scivolata clamorosa verso la noia, ci si risolleva con Nocturnal Vision Revisited e la successiva Evacuation Code Deciphered, con la buona Moonshine Delirium che almeno osa qualcosa di nuovo per spezzare il ritmo. La produzione qui espone tutti i suoi difetti: mentre ad esempio (sempre tornando alla Masquerade) l’attacco iniziale di Alone spaccava tutto, qui la tirata di doppia cassa scorre via senza dire nulla. Il disco si chiude in sordina, da White Noise Monster allineata alle precedenti tracce con un po’ più di mordente si passa alla tremendamente anonima strumentale Reflections e alla noiosa Hufsa. Fine. Silenzio e molti dubbi. Per completare le critiche, la sensazione generale durante l’ascolto è quella di, dispiace dirlo, pressappochismo. Gli Arcturus sanno fare molto, molto di più, Simen non ha la follia di Garm da potersi permettere le risatine isteriche e misteriose, ma è innegabilmente un cantante dalle capacità notevoli. Almeno Garm le risatine quando le metteva le metteva varie, e non con lo stesso sample palesemente ripetuto con il copia-incolla di Cooledit, come al minuto 4.15 della suddetta traccia numero due. O volendo, sempre nella stessa canzone, c’è un bel clip finale che suona proprio come un “ops, ci s’è rovinato il master, vabbè, chi se ne frega, masterizza, tanto vendiamo lo stesso”. Professionale, la Season of Mist. Sono dettagli, ma sono dettagli dei quali la poca cura, in un disco degli Arcturus, fa piuttosto tristezza. In conclusione Sideshow Symphonies non è un brutto disco, e le critiche esposte finora sono principalmente dettate dal mio attaccamento ai loro precedenti lavori e all’amarezza che cresce ogni volta che rimetto su il disco. Probabilmente c’è anche un problema a livello di punti di vista: se invece di Arcturus ci fosse stato il nome di un gruppo emergente a caso sarebbe stata senz’altro un ottima prova; se invece si parla di chi ha scritto pezzi come Kinetic o Master of Disguise, questo è raschiare il fondo del barile senza averne neanche troppa voglia. Con una buona produzione e un po’ più di cura si sarebbe anche potuti passare sopra alle carenze a livello di canzoni e dire “beh, non epocale come i precedenti, ma piacevole e sfizioso”. Così invece in alcuni punti si avverte la sensazione fisica di fastidio e la voglia di prenderli a capocciate uno per uno, compresi gli addetti al mastering/mixaggio. Non voglio ancora credere che si siano rincoglioniti del tutto. Mi piace di più pensare che con Vortex non abbiano subito trovato il feeling che c’era con Garm e che forse quest’ultimo apportasse al sound del gruppo molto più di quanto ci si potesse immaginare. Hibernation Sickness Complete? Speriamo si risveglino sani e salvi, prima di incontrare buchi neri.