Mary's jail – Mary's jail

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Ormai sono giunto da un bel po’ ad una conclusione: il modo migliore per resuscitare – o comunque per poter suonare in maniera personale – un genere considerato morto è quello di unirlo a qualcos’altro che gli si accoppi bene, a seconda dei gusti e delle capacità. E’ quello che fanno anche gli esordienti bolzanini Mary’s jail, che nel loro omonimo debutto prendono quella che trovo abbastanza palesemente un’impostazione grunge arricchendola però con parecchie influenze dell’attuale panorama del rock indipendente. Per essere un primo album bisogna riconoscere alla band un’ottima capacità nella costruzione delle melodie, che risulta particolarmente evidente nei brani più rock come l’apertura di “I’ll never belong here”, ma ancora di più in “Cold”, che eleggo brano migliore del disco grazie al climax accompagnato da un semplicissimo, ma incisivo arpeggio. Peccano un po’ di mancanza di orecchiabilità e capacità di impressionare alcuni brani, anche se comunque buoni come “Darkside” o la conclusiva “Song 11”, che stona un po’ nonostante l’ottima armonia col resto del disco. In definitiva un buon lavoro che farà conoscere (l’album uscirà nei negozi a marzo) al pubblico una band con buone idee e una notevole capacità nella stesura delle stesse, un ascolto piacevole e scorrevole sia nei punti più energici che in quelli più tranquilli ad opera di questo quartetto che ha tutte le carte in regola per produrre ottima musica, e ammetto che sarei curioso di sentire l’effetto di loro brani in italiano in futuro.