Codeine – The white birch

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Che “Spiderland” degli Slint sia un disco fenomenale, spettacolare, moderno e piacevole da ascoltare anche dopo quindici anni non ci piove, ma non è certo l’unico sul genere uscito nello stesso periodo. Meno famoso, meno osannato, ma veramente bello è questo tesoro un po’ nascosto ad opera dei Codeine che porta il titolo di “The white birch”: nove tracce di suoni lenti e soffusi, un semplice trio chitarra-basso-batteria che cuce però un tappeto malinconico di note su cui far passeggiare l’ascoltatore e che sa essere fascinoso ed elegante per tutta la durata del disco. Già dall’apertura “Sea” si possono godere sette minuti di quell’impostazione nella composizione che poi prenderà il nome ultimamente un po’ abusato di post-rock, ma le atmosfere rarefatte, la tristezza della musica e del tono nel cantato vivono con grazia per tutto l’album. Brani come “Kitchen light” e “Tom” sono favolosi calmanti senza effetti collaterali oltre ad una moderata assuefazione che porta ad inserire sempre volentieri nello stereo un lavoro così ben costruito, quando si desidera qualcosa di tranquillo. Rispetto agli Slint, i Codeine sono certamente più angosciosi e drammatici, ma personalmente li trovo ugualmente apprezzabili anche sulla lunga distanza, e consiglio vivamente agli appassionati del genere – che sanno apprezzare queste sonorità oniriche e malinconiche – di recuperare o riscoprire un piccolo capolavoro come questo.