L’Officina del Blues

Cari amici di RockLab; finalmente ci siamo, l’Officina del Blues ha alzato la sua saracinesca. Lascio alla fine i , molti, ringraziamenti e senza perdere altro tempo veniamo subito al punto, cioè al blues. Prima una premessa:visto che questa è la primissima puntata la forma sarà ridotta; stiamo cercando il modo migliore per strutturare la rubrica in modo da renderla al tempo stessa esaustiva e scorrevole e soprattutto di dare più spazio possibile ai molti gruppi che mi hanno finora contattato. Vi chiedo perciò un pizzico di comprensione e soprattutto mandate le vostre impressioni , suggerimenti e quant’altro, sia via mail sia utilizzando l’apposito spazio dei commenti a fondo pagina. Bene si parte. Onestamente non vedo modo migliore di iniziare questa nuova avventura che presentare il concerto che il nostro Fabione Treves e la sua Treves Blues Band terranno il giorno 25 – 2 in quel di Linarolo (PV) al Bluestage ( www.bluestagemusic.com ), un locale nuovo di zecca interamente dedicato al blues al jazz e al rock’n roll. In tempi come questi, dove il martellamento di canzonette da discoteca è sempre più forte, è una scelta davvero coraggiosa quella di aprire un locale del genere; coraggiosa e meritevole. Per saperne di più ho fatto 2 chiacchiere con Marcello “Blues” Milanese direttore artistico del locale oltre che ottimo musicista blues.

– Innanzi tutto raccontaci come è nata l’idea di aprire un locale dedicato al Blues
Al Blues e non solo! Siamo in un periodo non molto felice per l’intrattenimento notturno di qualità: dopo il periodo buio del karaoke molti locali hanno ricominciato a fare musica dal vivo, ma il problema sono i costi di tali attività. Le band hanno dovuto negli ultimi anni adeguarsi ai gusti del grande pubblico a scapito della qualità e dell’attività artistica: i club hanno cominciato a chiudere e hanno resistito solo i luoghi grossi che per riempire devono fare musica che piace a tutti. Non solo! Gli musicisti stessi per lavorare hanno dovuto seguire la tendenza dei tributi (tributi a volte a grandi artisti… ma ancora vivi!) per essere accettati e fare date. Mettersi in regola con le tasse ha accentuato i problemi… ma molti resistono: il Blues e il rock’n’roll sono ancora vivi e noi esistiamo per dare spazio a loro prima di tutto. Siamo in totale controtendenza; o almeno io, come direttore artistico, ci provo ad andare contro corrente, ce n’è sicuramente bisogno. La cultura musicale è stata sostituita dalle suonerie dei cellulari, dagli spot pubblicitari, dalle imposizioni televisive e anche da un certo tipo di stampa specializzata che pensa solo ai propri introiti.

– I locali come il vostro sono piuttosto rari in Italia, dopo questi primi mesi di attività , secondo te è solo perchè in genere chi vuole investire preferisce andare sul sicuro aprendo discoteche o classici discopub o effettivamente un locale di blues presenta problematiche maggiori?
Il Bluestage esiste perché crediamo profondamente nella musica. Stiamo rischiando molto e siamo in pochi locali a farlo… gli altri? O hanno paura oppure della musica non gliene importa nulla, vogliono solo il soldi a fine serata e per loro più sono meglio è. Anche noi guardiamo il cassetto a fine serata, dobbiamo pagare le ragazze dietro al banco, i fonici, il direttore artistico, chi paga l’affitto ecc… ma ci riusciremo solo se il nostro sogno sarà condiviso dalla gente. La qualità e i soldi per andare avanti sono un difficile gioco del “colpo al cerchio e colpo alla botte”. Comunque la risposta è si, un progetto come il nostro è più difficile perché ci vuole cuore per portarlo avanti.

– Che genere di clientela avete? Ci sono molti giovani ?
Certo che ci sono molti giovani! Solo chi non conosce il Blues lo può considerare uno stile per “vecchi”. Si va dai 17 ai 50 anni e quando sono al Bluestage hanno tutti l’età indefinita di chi ama la musica! Noi proponiamo musica molto più universale di quella che si sente nelle radio pop o passa MTV. Da noi la gente balla, si diverte e canta brani che hanno anche più di 50 anni ma quei brani hanno storia, è comunicazione, è espressione artistica. Non è mai la stessa cosa, non è mai la stessa canzone. I clienti vengono da noi perché sanno di sentire qualcuno che sul palco dà sudore, sangue, dà tutto. Gli artisti che si esibiscono al Bluestage possono non piacere (i gusti son gusti) ma nessuno potrà mai dire che fanno schifo: è gente che ha un sogno grande, più grande del palco e del locale nel quale si esibiscono. È lo spirito del Blues, del rock’n’roll, della musica vera.

– So che avete avuto ospite sul vostro palco Jimmy D Lane, quali altre sorprese avete in programma per il futuro?
Tantissime! Abbiamo avuto, oltre a Jimmy D. Lane, anche Terry Evans, Jimbo Mathus, Otis Grand e altri ospiti stranieri… ma il futuro è pieno di succulente sorprese: Bugs Henderson giovedì 16 marzo, James Thompson feat. Malito sabato 4 marzo, David Andrews, Sonnt Rhodes, Brian Templeton… Ma non solo gli artisti stranieri sono da tenere in considerazione: Tolo Marton (venerdì 17 marzo) Joe Colombo (in acustico il 9 febbraio), FabioTreves (sabato 25 Febbraio), Gaetano Pellino, Joe Valeriano, Hot Mama, Midnight Ramblers (sabato 11 febbraio)… e gli esordienti come i Rude Mood, Claudio T-Bone Perotti, Black Cat Bluesband (venerdì 17 febbraio)… gente da tenere d’occhio per il futuro!

– Tu sei soprattutto un musicista parlaci un pochino della tua band
Con la mia band Marcello & the Machine siamo apparsi nel film TEXAS di Fausto Paravidino con Valeria Golino e Riccardo Scamarcio e siamo nella colonna sonora con due brani scritti da me ed una arrangiamento del tema del film. A marzo uscirà la versione in DVD. È stato un grande piacere suonare al Lido del festival del cinema di Venezia alla presentazione della pellicola (e jammare con Abel Ferrara!) Ora, dopo due album (“Wrong Time Wrong Place” e “Esterdays”), stiamo preparando il terzo CD che probabilmente uscirà per la Bluestage Records, etichetta alla quale stiamo lavorando già da alcuni mesi. Cambi di formazione e alcuni problemi personali mi hanno tenuto lontano dai palchi ma ora tutto va per il verso giusto e non vedo l’ora di tornare. Inoltre come produttore artistico e come grafico curerò altri due CD ma non posso fare anticipazioni… fare un video? No, costa troppo e MTV non lo passerebbe perché non siamo abbastanza di “moda”.

Bene ragazzi, dalle parole di Marcello si capisce bene con chi abbiamo a che fare, gente vera che ama e che crede nel proprio lavoro. Hop avuto modo di ascoltare il suo primo album “Wrong Time Wrong Place” e ragazzi è davvero forte. Il nostro Marcello oltre ad essere un ottimo chitarrista è dotato di una voce alla scartavetro davvero contagiosa una voce alla John Campbell (ascoltate Chainsaw & Brokenheart) per intenderci. La musica poi è bellissimo e travolgente mix di blues e R&R con l’adrenalina che scorre a fiumi, ottima la sezione ritmica formata da Stefano Fresca (batteria), Tony Papagno (basso) ai quali si aggiungono Giacomo Lampugnani (contrabbasso) e Stefano Intelisano (hammond). Splendido lavoro davvero. Come già anticipato sopra il 25 di febbraio ci sarà il concerto della TBB, non vedo modo migliore per inaugurare dal vivo l’Officina Del Blues, io sarò presente e spero che tanti voi faccino lo stesso così potremo conoscerci, scambiarci opinioni e chissà magari in organizzare qualche bell’evento insieme. Mi raccomando vi aspetto numerosi, scrivetemi al solito indirizzo e ci organizzeremo per incontrarci. Nel frattempo vi segnalo anche alcuni interessanti concerti che il Bluestage sta organizzando per il mese di Marzo potremo assistere ai concerti di Eric Sardinas, Tolo Marton, Bughs Henderson, Graziano Romani e molti altri!!!

Passiamo ora a parlare di una band abbastanza giovane ma con alle spalle già un notevole bagaglio di esperienza live in festival molto prestigiosi. I nostri si chiamano Black Jack e provengono da Torino. I nostri si formano nel 2003 partendo da un idea di Alberto Catasso voce chitarra e armonica della band; ad esso di uniscono il bassista Alberto Giorgio, il batterista Luca Tuffanelli e il tastierista Alberto Potenza;il tutto sotto la supervisione del fonico Mattia Carli. I Black Jack presentano un rock blues di grande impatto sonoro con evidenti influenze hendrixiane ma non solo; nel loro sound possiamo scorgere tratti di un po’ tutti i grandi power trio dai Cream a Rory Gallagher passando per SRV e suoi Double Trouble il tutto con una bella impronta personale. I nostri hanno voluto battezzare questo loro genere con il nome di Street Blues. Personalmente ascoltando il loro cd “Route Blues 66” sono rimasto molto impressionato: i Black Jack si muovono agevolmente sia nell’ambito prettamente rock blues strumentale come nell’iniziale “Slave’s Blues Train” ( brano originale scritto da Catasso) sia in song più particolari come la conclusiva “Big Mama Told Me” (sempre Catasso) un hardblues di matrice texana con voci filtrate decisamente particolare e davvero ben eseguito.Ottima in tutti i brani la sezione ritmica che sa creare un bel muro sonoro. Sono davvero curioso di ascoltarli dal vivo. Se volete sapere qualche cosa in più sui nostri ed ascoltare i loro brani in formato mp3 andate sul loro bel sito all’indirizzo www.blackjackband.it dove troverete anche tutte le date dei loro concerti. Il blues è da sempre un genere prettamente maschile, o meglio così viene recepito dal pubblico. Nel corso di oltre un secolo di blues ci sono state però moltissime bluesgirl veramente eccezionali partendo dalla mitica Bessie Smith per arrivare a Bonnie Rait passando ovviamente per Janis. Bene da qualche anno anche noi italiani abbiamo la nostra Janis: il suo nome è Francesca De Fazi, è bionda, molto carina ma soprattutto è maledettamente brava; padroneggia alla grande sia l’elettrica che l’acustica, la sua slide è affilata come la lama di un rasoio. Ma non solo: Francesca è anche dotata di una voce incredibile, roca, dura ma al tempo stesso incredibilmente calda e dolce, una voce che va dritta al cuore, proprio come Janis. Pensate che esagero? Ascoltate anche uno solo dei suoi brani e poi ne riparliamo, la nostra non ha nulla da invidiare alle bluesgirl d’oltreoceano credetemi. Dal 1999 a oggi ha pubblicato 5 cd tra studio e live e ultimamente si esibisce in solitudine sul palco con il progetto One Woman Band. Formatasi musicalmente in Inghilterra e negli USA Francesca ha alle spalle una grande esperienza live avendo partecipato a molti importanti festival nostrani. Certamente una musicista e una donna piena di risorse, per questo abbiamo deciso di rivolgerle qualche domanda in modo da farci spiegare meglio il suo blues:

Una ragazza italiana che suona il blues è una cosa davvero rara, hai incontrato molte difficoltà?
Certo! specialmente perchè la chitarra è lo strumento “fallico” per eccellenza, la concorrenza è poco galante… Roma non è una bella piazza, meglio Los angeles! ….e poi l’ampli fender è pedaliera sono comunque più pesanti x una femminuccia da portare…!

Tu sei in pista ormai da diversi anni e con un bel successo di critica e pubblico, alla fine dunque anche in un paese come il nostro dove domina , soprattutto per quel che riguarda le donne, la legge dell’ “apparire” la qualità paga?
ho appena cancellato questa frase dalla risposta precedente perchè non volevo apparire retorica,…però ne parli tu…è difficile per quanto grande sia lo sforzo di andare oltre le apparenze, la maggior parte ti giudicano partendo da lì…ma chi ascolta e capisce il blues in genere è abbastanza profondo da fregarsene..forse è per questo che mi sono innamorata della musica nera..e sono contenta di essere apprezzata senza aver perso tutti i denti o sparato a qualcuno a Memphis! =)

Parlaci un pò più in profondità del tuo blues, quali sono i tuoi punti di riferimento?
questo cuore incazzato che pulsa e che non si stanca di lottare, la forza di reagire che hanno avuto B B King o Ray Chrales per citarne due a caso o anche il mio sugar daddy Louisiana Red e sollevarsi da la mer… in cui stavano e diventare ciò che sappiamo , per me maestri di vita. forse quella forza volta viene dall’impossibilità di scelta…comunque i miei papas mi aiutano a estremizzare le mie sensazioni …per esternarle!

Ultimamente ti stai esibendo dal vivo in solitudine con il progetto “One Woman Band” come mai questa decisione?
avevo bisogno di un confronto diretto con il pubblico, per crescere

Pensi che questa è una scelta definitiva o in futuro conti di ritornare a suonare con una band? sto già suonando con una band qui a Roma , un quartetto acustico con il mio prediletto Luciano Gargiulo al piano, Stefano Nunzi al contrabbasso e Sandro Chessa alla batteria, sto lavorando su delle sonorità molto scarne.. dò più spazio al dobro

Parlaci dei tuoi progetti futuri.
dal 22 o 23 marzo sarò in “giro” per delle date in Lombardia Svizzera e Veneto in duo con la mia chitarra preferita dopo la mia… Max de Bernardi, e il 30 marzo per concludere saremo in quartetto al Teatro Pileo di Pordenone , con Ilaria Lantieri al basso e Massimo Bertagna alla batteria poi spero in aprile di entrare in studio per registrare un nuovo album, ho tantissimi pezzi nuovi che non vedo l’ora di confezionare, anzi di rifinire .

Bene ragazzi avrete capito benissimo che la nostra è una ragazza con le palle di titanio per cui ascoltate il consiglio del vostro bluesmaster, comprate i suoi cd e se siete in zona non mancate di assistere ai suoi concerti; quando? Sul sito di Francesca all’indirizzo www.francescadefazi.it troverete tutte le date del suo tour oltre alla possibilità di ascoltare alcuni suoi brani in formato mp3. Il nostro piccolo viaggio tra i bluesman italiani continua e ci porta a Trieste dove incontriamo la Jimmy Joe’s Band. Il gruppo è composto da Gianluigi “Jimmy Joe” Destradi (chitarra e voce), Willy De Mattia (basso) e Giulio Roselli (batteria). I nostri sono attivi con questa formazione dal 1995 ma la storia di Jimmy inizia prima; egli infatti calca i palcoscenici sin dal 1990. In tanti anni di carriera il buon Jimmy Joe ha partecipato praticamente a tutti i festival blues nazionali condividendo il palcoscenico sia con i grandi del blues italiano come la Treves Blues Band, Tolo Marton, Rudy Rotta sia con i mostri sacri americani come James Cotton, Popa Chubby, Billy Branch, Otis Grand, Duke Robillard. Una enorme esperienza che gli ha permesso di sviluppare uno stile chitarristico di grande impatto; tutto sangue, sudore e anima. La tecnica , strepitosa, non è mai fine se a stessa ma sempre piegata al cuore e alla passione,mai sopra la righe ma sempre perfettamente dosata e fluida, per convincersene basta ascoltare il suo nuovo cd ( il quinto) “Live At Oxis” un disco dal vivo di assoluto impatto: 14 brani da ascoltare tutti d’un fiato. Il nostri si muovono agevolmente misurandosi con veri e propri banchi di prova come “All Alone The Watchtower” e “The Trill Is Gone” ma proponendo anche moltissimi brani originali. Un disco che consiglio caldamente a tutti, così come consiglio di assistere ad uno dei suoi concerti, per avere tutte le informazioni necessarie visitate il loro sito all’indirizzo www.jimmyjoeband.com

Ok ragazzi il nostro primo numero si conclude qui: prima però voglio ringraziare di cuore tutte le persone che mi hanno scritto inviandomi il loro materiale e al tempo stesso mi scuso con coloro ai quali non ho potuto dare spazio. Per questo primo episodio ho preferito parlare di pochi gruppi ma di farlo in modo , spero, abbastanza esaustivo; avrei potuto fare il contrario ma onestamente sarebbe stata come una sorta di carrellata pubblicitaria. A me invece preme parlare di voi, della vostra musica e delle vostre storie perché solo così si può destare veramente l’interesse del pubblico. Ma non temete chi non è stato citato in questo numero lo sarà sicuramente nel prossimo; noi non “scartiamo” nessuno, se siete stati esclusi è stato solo per ragioni di spazio e di tempo. Confido che dal prossimo numero potrò dare maggior spazio alle band e arricchire la rubrica con una sorta di agenda di concerti e manifestazioni che in questo numero ho dovuto lasciar fuori per questioni tecniche e di organizzazione. Voglio inoltre ricordare a tutte le persone interessate di allegare alle vostre mail, quando è possibile degli mp3 ( se non potete speditemi i vostri cd o demo) dei vostri brani, perché altrimenti mi diventa difficile poter spiegare bene ai lettori il vostro blues. Più informazioni mi date meglio è.Concludo ringraziando ancora una volta il mio amico Fabione Treves per il continuo sostegno che da alla nostra iniziativa e alla divulgazione del blues, egli è l’ennesima riprova che i bluesman più sono grandi e più sono umili e disponibili, grazie grazie di cuore. Un ringraziamento anche Agli amici di “Blues & Blues” ( www.bluesandblues.it ) , a quelli di Jam ( www.jamonline.it ) e a tutti quelli che mi hanno scritto e sostenuto. Un saluto blues a tutti

  • Grazie mille Marco per questa bella recensione sul nostro demo e per quello che stai facendo per il blues!!!!
    Un enorme saluto e a presto…

  • sta francesca de fazi sembra proprio una interessante..