Fossati, Ivano – L'arcangelo

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Avete presente quando si riceve una delusione da qualcuno che conoscete da sempre? Quella sensazione di magone che si prova quando qualcuno su cui ponevate totale fiducia vi fa uno sgarro? Ben difficilmente mi succede con i dischi – o comunque con la musica- ma in questo caso la sensazione è stata quella. Si può dire che ascolto Fossati da quando potevo contare i miei anni sulle dita delle mani, grazie ad un padre che mi cresceva a musica classica e cantautorato, e inserisco questo artista con De Andrè, Guccini e tanti altri tra i miei educatori. Detto velocemente: a parte pochissimi episodi riusciti, “L’arcangelo” è un album imbarazzante. Basta inserirlo nello stereo e premere play per trovarsi ad ascoltare un palese plagio di “Angel of Harlem” degli U2, oltretutto accompagnato da un testo semplicemente retorico. Il singolo “Cara democrazia” sembra musicalmente una delle ultime canzoni di De Gregori, di quelle proprio che mi hanno fatto allontanare dal cantautore romano. Il massimo dello sconforto però arriva con “La cinese”, tra lo ska e il reggae (non sto scherzando) un brano semplicemente ridicolo, indegno persino di un gruppo da centro sociale. Penso di potermi fermare qua, ma sarei ingiusto a non dire che nel disco ci sono anche brani buoni come “Il battito”, dove finalmente trovo quel musicista che adoro capace anche di scrivere ottimi testi. Stesso discorso poi per l’unica canzone veramente bella del disco: “Baci e saluti” è un brano splendido, l’unico che non mi porta a buttare nella spazzatura questo cd grazie ad una melodia perfetta e ad un testo che la rende un capolavoro. Una delusione che non mi aspettavo, queste mie righe possono essere facilmente criticabili ma se chi le leggerà è, come me, un fan di Fossati di vecchia data e non ha ancora ascoltato questo disco, il mio unico consiglio è quello di far finta che non sia mai uscito e di rimettere sul piatto il vinile de “La pianta del tè”.