AA.VV. – Exit Music – Songs with Radio Heads

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Odio i tributi perchè odio le tribute band. Lo so che come discorso non vuol dire niente, ma ormai i tributi non hanno più senso. Mentre prima erano piccole gemme con cui gli artisti si cimentavano, omaggi di una band ad un’altra band, ingegnose rivisitazioni di pezzi famosi, ora i tributi sono fatti per lo più per spillare soldi ai fans o per spillare soldi ai gruppi senza contratto con la scusa di apparire su questo o quel disco omaggio (dico, ho visto un tributo ai Nickelback! Un cd di tributo ai Nickelback! Ma tributarli per cosa? Per avere il cantante con la faccia più grossa della scena musicale?). Poco cambia la mia idea con questo “Exit Music, songs with Radio Heads” che si aggiunge all’innumerevole lista di rivisitazioni dei 5 di Oxford. La tracklist, bisogna ammetterlo è varia. Non come quella di “Anyone can play radiohead”, ma per lo meno non si concentra sui singoli. I nomi, a leggerli con attenzione, sono molto meno sconosciuti di quello che a prima vista può sembrare: Cinematic orchestra a parte, c’è Alex Greenwald, il chitarrista dei Phantom – CalifuorniaaAAaaa – Planet, Shawn Lee, The Bad Plus… Insomma, dei “ propriamente famosi ma di certo interessanti”, che propongono riletture imprevedibili. Spesso nel tributo si ha una ben definita chiave di lettura (come quella proposta due anni fa fatta di solo piano da parte di Christopher O’ Riley), in questo caso invece viene dato libero sfogo alla fantasia, e ogni artista rivede il pezzo stravolgendolo e snaturandolo. Capita così di sentire un’allegra bossa nova piena di ottoni che rilegge Just, trasformandola in un ballo dai toni funky, o una No surprises che mette quasi allegria (il che è tutto dire…). Alla fine però la spunta e si distingue chi osa di più, chi partendo dal mood della canzone lo esaspera, calcando la mano, spingendo l’emotività al massimo. Ed ecco quindi come Airbag diventa un’elettronico strumentale pieno di rumori elettronici di sottofondo, e Karma police si spoglia dal suo andamento classico diventando prima una lenta improvvisazione, che cresce di tono fino ad esplodere e sfaldarsi in linee melodiche che solo a tratti sembrano ricongiungersi in modo corretto. E poi ci sono loro, I Cinematic Orchestra, con una versione di Exit Music for a film molto sentita e cinematografica. Il resto, alla fine, è solo un piacevole contorno, che non fa nè sorridere nè interessare (l’orrenda Nice Dream di Mark Ronson, High & Dry rivista da Pete Kuzma, che ci fa la figura dello Remy Shandy, Una Morning Bell dei Randy Watson experience che suona come un pezzo di superdiscount degli Etienne de crecy). Niente per cui strapparsi i capelli, quindi, visto anche le migliori proposte date dall’ “electronic tribute to radiohead” e dall’Ok Computer suonato dagli Strings Quartet. Adatto, perciò, a chi proprio non ce la fa a restare senza Yorke e soci…