Magik Markers – I Trust My Guitar, etc..

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Durante l’intera durata del lavoro dei Magik Markers avrete l’impressione che, su un totale di quaranta minuti, i momenti suonati sensatamente e in maniera a malapena convenzionale siano poco più che una ventina di secondi. Tutto il resto è un brodo primordiale suonato alla maniera di Teenage Jesus & The Jerks, vale a dire due chitarre di cui una diminuita di tono a fare da basso e una batteria. Ma attenzione, perché le affinità nascono e si fermano qui: quello che propone il trio di Hatford è un suono totalmente disarticolato che, alla maniera degli Hospital più destrutturati, trova soltanto qualche pattern di batteria a reggere le disarmonie chitarristiche che sventrano il disco da una parte e dall’altra, arrivando all’apice dei venti minuti di rumore/drones sonico (un po’ come un sonicyouthiano Confusion is sex lasciato girare a ripetizione sotto ad uno swansiano Filth con tanto di Dead C. sullo sfondo) con una Straight as in love da puro delirio. Probabilmente il fatto che se questo disco fosse uscito venti anni fa sarebbe stato definito senza fronzoli un capolavoro, e che oggi suona dannatamente bene in quest’ottica di rinascita no wave, ci fa gridare al miracolo nella misura in cui il gruppo esplode letteralmente dagli strumenti: cinque minuti di questo I trust my guitar, etc.. potrebbero mandare a casa gran parte degli pseudo gruppi garage/noise/no wave che popolano l’affollato panorama underground.