Tra le pagine dei Fine before you came

  • Li avevo sentiti su disco e mi piacevano, li ho visti dal vivo e sono rimasto totalmente estasiato da una tale carica di forza espressiva unita alle ottime composizioni musicali. I Fine before you came sono certamente una delle realtà italiane che più mi conquistano al momento.
    Per sapere qualcosa in più sui loro dischi, sulla loro musica e sui loro concerti ho fatto quattro chiacchiere via mail con Jacopo, il bravissimo frontman della band:

    Partiamo dal disco nuovo: sembra di sentire il meglio della new-wave dark che si accoppia con il post-rock più riflessivo. Come nascono le scelte musicali di questo album?

  • Mai ascoltato new wave dark. O forse lo abbiamo fatto ma non sappiamo che si chiama new wave dark. i Joy Division sono new wave dark? i Cure? Gino Paoli? sono in difficoltà.
    Comunque abbiamo sicuramente scelto dei toni cupi e dark per i pezzi di quest’ultimo disco. Dovevamo trattare una storia triste, alienante per cui è stato quasi inevitabile. Ci è piaciuto andare a scavare, cercare di scrivere dei pezzi quasi tragici, drammatici. Per la prima volta abbiamo fatto dei pezzi completamente privi di ironia e senso dello humor. Noi siamo cinque cazzoni, abbiamo sempre pensato che ciò che ci tiene così uniti è il senso dell’umorismo. Ma a questo giro ci siamo intristiti.
  • A parte la splendida musica e il dvd è proprio un bell’oggetto. Come nasce l’artwork?
  • Volevamo che fosse d’impatto ma allo stesso tempo molto semplice. Doveva avere l’aspetto di un libro perchè contiene un racconto ma anche di un dvd perchè contiene un cortometraggio. Non doveva raccontare troppo perchè sarebbe risultato ridondante. E alla fine il risultato è quello. Quando lo abbiamo visto finito e lo abbiamo stretto tra le mani la prima volta eravamo contentissimi, era esattamente come doveva essere. Siamo molto fieri del packaging del nostro disco, del resto lo abbiamo fatto noi.
  • Rispetto a ‘Cultivation of ease’ vi trovo meno arrabbiati. È vero o il caldo mi dà alla testa?
  • Beh, tra ‘Cultivation of ease’ e questo disco ce ne sono altri tre in mezzo, un disco intero (‘It all started in Malibù’) e due split. Non direi che ‘Cultivation of ease’ è più arrabbiato anzi, è forse un pò più pop, sicuramente più di maniera. Era il nostro primissimo disco, suonavamo insieme davvero da poco tempo. Non direi che siamo meno arrabbiati, piuttosto direi che siamo meno schizofrenici, meno complicati, un po’ più lenti, un po’ più psichedelici. Abbiamo un approccio alla composizione assai diverso che si basa molto più sulla sottrazione e sul semplificare che non sul complicare. ‘Malibù’ era un disco assurdo, quasi prog come approccio, c’erano 54 riff diversi per ogni pezzo. Non abbiamo più il fisico per fare quelle robe li, e nemmeno tanta voglia.
  • Uno dei punti di forza dei Fine Before You Came sono sicuramente i concerti, vi ho visti allo Spaziale ed eravate delle furie sul palco: come affrontate i vostri live?
  • Ci piace suonare dal vivo, siamo molto affiatati: possiamo tranquillamente dire che siamo migliori amici per cui ci viene abbastanza naturale. Considera anche che componiamo i pezzi tutti e cinque insieme, basta uno solo di noi che dice no a un giro di chitarra e si ricomincia da capo, per cui li sentiamo molto. A volte capita che l’intesa sia maggiore, ci sono dei giorni in cui l’affiatamento è maggiore perchè che ne so, magari siamo insieme da tutto il giorno oppure abbiamo fatto una bella chiacchierata in furgone o per mille altri motivi.
    Non abbiamo un modo specifico di affrontare i nostri live, durante il concerto ci guardiamo e se tutto va bene ci sorridiamo. A volte capita che anche solo uno di noi abbia il muso lungo e per tutti gli altri diventa difficile suonare. Coi Mogwai eravamo presi benone; ma mica perchè suoavamo coi Mogwai, perchè avevamo il camerino col nostro nome, l’aria condizionata e il frigo con le birre.
    Mancavano solo le contorsioniste slave.

  • Potrebbe sembrare una domanda idiota dato che nel disco nuovo c’è un dvd che dovrebbe già rispondere, ma a parte questo a cosa i Fine Before You Came farebbero da perfetta colonna sonora?
  • Non saprei. Perfetta colonna sonora sono parole grosse. Sicuramente sarebbe molto bello per noi fare da colonna sonora a uno spettacolo teatrale, magari un musical: ecco sì, sarebbe bello fare un musical. Oppure documentari indipendenti, o un film di Vincent Gallo. Ci piacerebbe molto continuare a lavorare con videoartisti o registi di teatro.
  • Cosa ne pensate dei pregi e dei difetti dell’attuale panorama indipendente italiano?
  • Come abbiamo già detto in molte interviste noi siamo piuttosto contenti di essere italiani. E’ vero che facciamo musica in inglese ma ci sentiamo comunque molto un gruppo italiano, influenzato anche da musica italiana. Ddobbiamo molto a Battisti, ai Massimo Volume, ai primi Marlene Kuntz, ai Nuvola Blu, ai Sangue Misto, a Dj Gruff perfino alle primissime cose dei Litfiba, ai Diaframma e a tanti altri. Ci piace suonare in Italia: oltre a essere un paese meraviglioso offre un bel pò di spazi in cui suonare.
    Forse il problema è che alle volte pecchiamo di esterofilia, abbiamo sempre l’impressione che ciò che proviene da fuori sia in qualche modo migliore, più interessante, perfino più sincero.
    E poi c’è internet, madonna internet. Dovrebbe aiutare, dovrebbe favorire la distribuzione della musica e invece alle volte diventa una scusa per non muoversi di casa. Invece di andare al concerto e scoprire come è un gruppo spesso ci si fida ciecamente di ciò che dicono le message board o i blog che col pretesto dell’anonimato non hanno mezze misure. Troppe volte ci si accanisce contro gruppi o persone o situazioni con parole pesanti e a volte un pò esagerate.
  • Cosa fanno i Fine Before You Came quando non sono su un palco o a suonare? Come influisce questo sulla vostra musica?
  • Tre di noi sono grafici. Uno sta finendo l’università e un altro è in cerca del primo lavoro. Siamo più o meno tutti appassionati di cinema e ultimamente di serie televisive (Lost su tutte). Alcuni di noi leggono molto, uno di noi fa musica elettronica in cameretta. E poi ci sono un sacco di altre cose che non mi vengono in mente. Sono sicuramente tutte attività che influiscono molto sulla musica. Il fatto di essere grafici per esempio ci ha sempre permesso di poter curare la nostra immagine da soli. Per immagine chiaramente intendo copertine di dischi, gadgets e così via. Se uno di noi fosse uno stilista effettivamente potremmo curare anche il nostro look. Ecco, credo che uno di noi si iscriverà a un corso di stilismo. Se poi ci fosse anche tipo che so, un meccanico… bello sarebbe avere un meccanico. O un panettiere. Ecco se uno di noi fosse un panettiere potrebbe fare la focaccia da portarci dietro prima di ogni lungo viaggio, che noi tutte le volte che partiamo ci mangiamo dei gran boli di pane che ci rimangono sullo stomaco.
  • Per finire: quali i prossimi passi del gruppo?
  • Abbiamo già un idea per il prossimo disco ma aspettiamo a parlarne un pò per scaramanzia un po’ perchè ancora non ne abbiamo nemmeno parlato alle etichette.
    Sicuramente entro dicembre dovremmo fare la colonna sonora di un cortometraggio animato che si chiama “piano bar”, è un corto di 15 minuti circa a cui lavorano da molto tempo un nostro amico insieme a suo padre che ha disegnato tutte le tavole. Uscirà molto probabilmente tra gennaio e febbraio.
    Poi vorremmo registrare la versione acustica del nostro disco. Ci paicerebbe molto. Ancora non sappiamo se uscirà un vero è proprio cd o vinile oppure i brani saranno scaricabili da internet, però dovremmo registrare presto.