Saporiti, Paolo – The restless fall

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Un disco di una semplicità disarmante. E di una bellezza pari. Voce e chitarra acustica e non ha bisogno d’altro Paolo Saporiti per stupire e commuovere. Piccole storie di intimità giornaliera, di piccoli problemi, incomprensioni, enunciati alla maniera di un Jacques Prévert moderno, viaggi immaginari e personaggi sottili, parole scandite da note, arpeggi e accordi che prima si posano sulle spalle come una fragile foglia autunnale caduta dall’alto, e poi entrano sottopelle. Calore ed emozioni. Colori tenui e occhi lucidi.
Un disco forse più adatto alle malinconiche tinte autunnali o a quelle serate estive caratterizzate dall’infelicità e alla solitudine (a chi non è capitato?). Ma che anche adesso, nella più insopportabile calura estiva, dimostra il suo valore mettendo in mostra un fascino irresistibile. Già, perché alla fine Paolo Saporiti è uno che sa davvero scrivere, che dà peso al songwriting. Una sorta di moderno Nick Drake, si potrebbe dire, ma perché fare questi paragoni? Non ce n’è bisogno, credetemi. Dategli fiducia ed ascoltate quelle canzoni fragili: voce e chitarra acustica, si diceva, ma quella piccola sorpresa che è “Needles in my heart”, con tutti quei suoni vivi e una chitarra elettrica, non fa altro che spiazzare e allo stesso tempo confermare il giudizio complessivo maturato ascoltando questo “The restless fall”.
Ecco, quando si parla di amore a primo ascolto.