Psychovox – La Luce non ha ombre

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Ho comprato questo Ep ad un loro concerto, qualche mese fà. L’ho comprato a scatola chiusa, ancora prima di sentirli suonare, dal vivo, ma dopo aver sentito il loro pezzo su myspace.com, mi ero già fatto un’idea. Il titolo poi mi aveva ispirato simpatia. L’ Ep in questione è totalmente autoprodotto dagli Psychovox, distribuito dalla band ai concerti. Si tratta di un ep di cinque brani. Il giusto come il prezzo di vendita. Il brano “tutto quello che sei” si apre con la voce sussurrata e dolce della bassista/cantante/compositrice Laura Spada, per poi esplodere qualche frase dopo in un bel cantato possente, ben mescolato al resto degli strumenti in una suite dalle psichedeliche trame. Mi vengono in mente molte altre band tra cui i primi Marlene Kuntz o i Dead Flowers scozzesi. Con “Lola” il secondo brano, il mio preferito, la psichedelia si fonde con la storia raccontata, la chitarra suonata questa volta da Laura, prende spunti dal rock degli anni settanta, dai Gentle Giant ai Nirvana di 30 anni dopo. Il synth, la batteria e il basso ben si intrecciano tra loro a formare un tappeto sonico di eccezionale vitalità e colore. La chitarra è effettata quel tanto che basta e soprattutto suonata con qualche piccolo trucco che la rende unica, anche se difficile da riproporre dal vivo. La voce in alcuni momenti esce fuori prepotente, l’incedere della batteria la assopisce appena nel finale. “I Padroni del mondo”, l’unico brano che conoscevo sentito dal sito, è un buon pezzo rock’n’roll, di quelli che ti entrano nella testa e difficilmente non ti ritrovi a canticchiare dopo. I riferimenti più chiari possono essere i Tre Allegri Ragazzi Morti, o i Prozac +, un brano da rotazione radiofonica se ci fossero delle radio intelligenti in questo Paese. Il testo è una lieve denuncia contro coloro che ci vorrebbero piegati alla loro volontà, un richiamo a non cambiare mai. Arriva ora il brano esoterico, “Lucrezia in soffitta col Diavolo”. Questa lotta a due dove a quanto pare a soccombere è la parte buia, per lasciare spazio alla Luce, con le ombre che essa stessa proietta. E’ un bellissimo brano strumentale, dove la fusione degli strumenti mi riporta alla mente i Pink Floyd sotto il sole di Pompei mentre cantano “Careful with that Axe Eugene”. Batteria granitica, con un incalzare che difficilmente ti tiene fermo sulla sedia, chitarra e basso a giocare tra loro, col synth che si insunua in mezzo fino alla orgiastica esplosione, con piacevoli urla liberatorie, a sancire la vittoria di Lucrezia. L’ep finisce con un brano in inglese, “Gloom” che strizza l’occhio alla produzione più serena e tranquilla della scuola di Seattle. Con il Sole che risplende ancora alto, a illuminare il futuro di questa band tutta italiana, con una gran voglia di comunicare la propria energia e solarità, la propria forza attraverso la propria musica, autoproducendosi, in un mondo ormai popolato da migliaia di avvoltoi. Un disco molto bello. Suonato molto bene. Registrato altrettanto bene. Non si direbbe una autoproduzione, viste le alte qualità espresse. Spero che ci siano in giro delle menti illuminate che presto si accorgano di questi quattro bravi musicisti provenienti dalle rive del lago di Lecco.