Gogol Bordello: Il peso degli anni. I miei…

Forse che sia arrivata anche per me una strana sindrome dei 25 anni? Non ne ho idea, normalmente sono sempre il solito, ma ieri sera mi sono trovato ad un concerto che mi ha dato da pensare su quali siano le mie pretese attuali da un gruppo su un palco per divertirmi. Ma andiamo con ordine: come un Bruce Willis da film d’azione come piace ricordarlo a me, puoi mettergli i volumi bassissimi, puoi segregargli su una seggiola causa infortunio uno dei frontman, puoi farli suonare appena aperti i cancelli, puoi mettergli tutte le difficoltà possibili, che gli Ex-otago dal vivo sono sempre il solito grandissimo spettacolo e non mi stancherò mai di ribadirlo. Ora si aspetta l’album nuovo e se le canzoni renderanno un briciolo di quanto fanno dal vivo sarà un disco veramente divertentissimo, uno di quelli che mi piacerebbe avere ora nell’autoradio. Da qua, con l’entrata in scena dei Gogol Bordello mi devo sdoppiare per parlare del loro concerto:

1 – Se avessi visto i Gogol Bordello quando avevo 17-18 anni:

Ieri sera ho visto un gran gruppo, uno di quelli che ti fanno ballare dall’inizio alla fine: ieri sera ho visto i Gogol Bordello e non sono stato veramente fermo un attimo. Fin dall’iniziale “Immigrant punk” la multietnica band capace di unire punk a musica balcanica fa capire subito di che pasta è fatta per poi ripercorrere tutte le sonorità che li caratterizzano grazie a brani potentissimi come “Not a crime” e “Start wearing purple”. Nonostante il caldo, nonostante il sudore che gocciola sulle magliette di quelli che ancora le tengono addosso, davanti al palco non si sta fermi un attimo, guidati dalla voce di Eugene e da quell’inconfondibile mix di chitarre violini e fisarmoniche. Anche se continuo a preferire i gruppi italiani per una questione di comprensione del testo esco dall’arena del mare dopo un’ora e mezza di concerto stanco ma soddisfatto.

2 – Se avessi visto i Gogol Bordello ieri:

Ieri sera ho visto un gruppo che se lo sento ancora paragonare ai Mano Negra m’incazzo; uno di quelli che riescono solo ad essere montati dall’immagine: ieri sera ho visto i Gogol Bordello ed è tanto se sono rimasto fino all’agognata conclusione. Già con l’iniziale “Immigrant punk” ho capito subito che aria tirava, più che un misto tra punk e balcanica questa band propone una scialba unione tra raggae e la peggior musica mai uscita dai paesi dell’est. Aspetto pazientemente i tormentoni che puzzano tantissimo di “musica no-global globalizzata ma che se l’ascolti diventi di botto un attivista politico” come “Not a crime” e “Start wearing purple” per rendermi conto che seppur lo spettacolino stile “circo d’estate su rai tre” sia gradevole la musica dei Gogol Bordello non riesce a coinvolgermi minimamente, mi rendo conto che non riuscirei a ballare neanche volendo, e pensare che ero andato li apposta per muovere un po’ le gambe senza pensieri in testa. Un caldo tropicale, una massa di ragazzini sudati che non mi sento di disprezzare dato che fin troppe volte mi sono ritrovato nella medesima condizione, non mi resta che aspettare la tanto agognata fine in disparte, sopportando. Uscendo dall’arena del mare mi rendo conto di preferire di gran lunga i tanto disprezzati gruppi folk italiani, che senza tanti fronzoli riescono a coinvolgermi e a farmi muovere durante i loro concerti nonostante io non sia un fan di un certo genere musicale. Non basta un paio di baffoni, due ballerine vestite sgargianti, un violinista decente e una base ritmica da punk band liceale a farmi muovere le gambe senza staccare la testa.