AA.VV. – Cap – Cadaveri a passeggio

Acquista: Data di Uscita: Etichetta: Sito: Voto:

Una compilation indie-gnata, dicono. Sette brani di evidente manifesta qualità, sostengono. Un atto d’amore orgoglioso e sfacciato, riferiscono. È tutto vero. “Cadaveri a passeggio” è un progetto coraggioso composto da 7 gruppi che hanno deciso di unire le forze, i contatti, le esperienze, le conoscenze, le emozioni, per dimostrare quello che valgono. Ciò ha dato vita ad una compilation autoprodotta composta da 7 canzoni, una per gruppo, tutte registrate (ottimamente) al Bips Studio di Milano (ricordate? Il “nido d’amore” della VoxPop). Una compilation in vendita al prezzo simbolico di un euro, e questo semplicemente perchè sono tutti follemente innamorati di questa loro impresa, è perché sono altrettanto follemente convinti che questa musica meriti più rispetto. Per lo stesso motivo è possibile scaricare gratuitamente la serie dei brani dalla sezione apposita del sito del progetto ( http://www.cadaveriapasseggio.com/MP3.htm ). Tralasciando una copertina abbastanza orripilante, concentriamoci sulle sette canzoni, ben scritte e ben registrate, di cui tre assolutamente bellissime e di alto livello. “Cadaveri”, il primo pezzo, quello degli Stardog accompagnati per l’occasione dal grandissimo Amaury Cambuzat (Ulan Bator e Cargo Cult), è uno di questi: giocare con il dolore, combattere con i ricordi. Un pezzo incredibilmente emotivo con la sua altalena musicale, noir ma al contempo irresistibilmente divertente. Eleganti, notturni e spietati come sempre, gli Stardog. “Ocra” degli ZiDima e “Glamour” dei Jerrinez sono gli altri due. Per gli ZiDima immaginatevi dei Massimo Volume, quelli dei primi due dischi, con la potenza aggiunta di un clone noise dei Jesus Lizard, mentre i Jerrinez dimostrano di saper miscelare rock, rock’n’roll, stoner, parti vocalia volte alla maniera di un certo Guccini tutto assieme! Per questo terzetto va anche la lode per i testi, ottimamente curati. Le altre 4 canzoni non sono a questa altezza, ma ben si difendono: “Quanto fa male pugnalarsi in gola” dei Vintage Violence è un pezzo che entra subito in testa con estrema facilità, forse un po’ troppa. All’angolo opposto “Il morto allegro” dei La Stasi: un pezzo di atmosfera, una bella ballata, che solo dopo alcuni ascolti riesce ad afferrare con le sue piacevoli rotondità musicali. Chitarre taglienti, cantato angoscioso e stacchi curati in “Nuova insonnia” degli Hangover, bel pezzo che però manca di un pizzico di sale. Per finire “Cosa mi fa male” dei Noise From Underground, forse la traccia che mi piace meno, che alterna parti con incedere vagamente di derivazione ska e altre seguito più dirette ma non convincenti.
Date loro credito, ne vale la pena. Sosteneteli, anche solo per il coraggio. Queste band dimostrano di saperci fare.