Cash, Johnny – American V: A Hundred Highways

Acquista: Data di Uscita: Etichetta: Sito: Voto: (da 1 a 5)

Eccoci dunque alla fine, stavolta per davvero. Johnny Cash ci ha lasciati in un ormai lontano, ma non troppo, 12 settembre 2003, ma la sua musica da allora è più viva che mai, sarà per il fatto che spesso l’uomo capisce col senno di poi o ha bisogno di una scossa per capire, o forse più semplicemente perché negli ultimi anni di vita l’uomo in nero ha tirato fuori il meglio di sé conquistando nuovi e vecchi estimatori con la serie American Recordings prodotta da Rick Rubin con stupore di mezzo mondo metal, o forse anche più.
In mezzo c’è stato un cofanetto a dir poco sublime, raccolte più o meno utili, DVD e ristampe e anche un acclamato film biografico, materiale in gran parte di valore bisogna ammetterlo, fatto sta che ci è toccato bramare per ben tre anni questo ultimo capitolo dei Recordings. Stavolta il sipario cala definitivamente con questi dodici brani, perlopiù cover di artisti più o meno noti, nulla di diverso rispetto agli altri Recordings, se non il fatto che il suo impatto è ancor più toccante.
No, non è la solita frase fatta né tantomeno un’esaltazione accalorata di uno che Cash lo adora, quanto piuttosto la constatazione che “American V” è un capolavoro in tutto e per tutto, un album sofferto e struggente che riflette in sé tutta la vita di un artista che per la musica si è messo totalmente in gioco amando, odiando, finendo in gattabuia, assumendo un’aria burbera e leggendaria da cavaliere nero armato di sola chitarra e voce, con le quali sempre è riuscito a far breccia nei suoi ascoltatori.
Volendo entrare nei dettagli, in American V possiamo apprezzare nuovamente struggenti brani/preghiera come la reinterpretazione di “Help me” di Larry Gatlin, ballate da ramingo solitario quali la Springsteeniana “Further on up the road” – un’interpretazione che fa quasi sembrare il Boss un pivello, e scusate la franchezza – o come “On the Evening Train” di Hank Williams, semplicemente un brano senza tempo. Ma in fondo è inutile cercare di vivisezionare ogni brano in cerca del classico pelo nell’uovo, Johnny ci lascia in bellezza con un ultimo disco assolutamente ineccepibile sotto ogni aspetto.
American V è la centesima e ultima highway, un album postumo toccante e – cosa assai rara in questi casi – sincero in ogni sua nota, un disco con il quale il viaggio giunge al capolinea, un album fatto di brani terribilmente intensi che sembrano esser stati lasciati maturare per essere tirati fuori al momento più propizio, per il miglior gran finale possibile.
Sì, questa è la fine di uno dei più bei film della storia della musica, un addio sofferto che tuttavia è allo stesso un appassionato “grazie” rivolto a un uomo che alla musica ha dato tutto sé stesso, altro da dire non c’è. Fa male sapere che non sei più con noi, ma la tua musica vivrà per sempre. Grazie di tutto, uomo in nero, ancora una volta sei stato grande.