Pj Harvey – Uh huh her

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Dopo tanti (quattro per l’esattezza) anni di struggente attesa, nel 2004 è stata una sensazione strana rivedere il faccino di Polly Jean che spunta dalla foto di copertina di questo suo ultimo disco: un espressione piuttosto corrucciata per la verità. Che le sarà mai successo in tutto questo tempo, dopo la felicità esplosiva e contagiosa di quella sorta di concept album su New York City intitolato “Stories from the city, stories from the sea”? Non si è certo qui per fare gossip (si parlava di una rottura con Vincent Gallo, “The end” è espressamente dedicata a lui) e buttarla sul personale ma per raccontare di questo “Uh huh her” (“Da pronunciarsi come farebbe Elvis” dice lei).
Eccoci: l’inizio (e intendo proprio l’intro di “The life & death of Mr. Badmouth”) è semplicissimo ma di quelli che subito creano un certo interesse, assolutamente in stile PJH. Ciò che segue (in termini di canzoni vere e proprie) invece spiazza un po’: dopo la PJ punk-alternative-folk, il disperato blues, la pseudo-elettronica e il più classic-rock ciò che qui si ascolta è… di tutto un po’.
Mi sono ritrovato tra le mani Il Bigino di Polly!
Già, si trovano tanti spunti ma senza né capo né coda. “Who the fuck?” vuole essere un ritorno ai primi dischi e il titolo era di per sé solleticante e le voci la dipingevano come un pezzo “intenso e potente”: niente di tutto questo, è invece una banalità un po’ buttata lì, e da lei non me lo sarei mai aspettato. Meglio allora “Cat on the wall”, con un suono più pieno, giri azzeccati e distorsioni molto ben curate ma perde punti per il cantato. “The pocket knife” (carina), “No child of mine” e “The darker days of me & him” (accettabile) sono pezzi sulla scia di “To bring you my love” ma senza la maestosità emotiva che aveva caratterizzato quel disco. “Shame” (non male), “The slow drug” e “You come through” tentano di recuperare quell’atmosfera rarefatta di “Is this desire?” senza provocare pienamente lo stesso effetto. “The letter” è una sorta di creare un lato ombroso di “Stories”: piacevole ma nulla più, non colpisce, non delizia, non entra dentro. Lo stesso per l’ammorbante e scialba traccia finale.
Come possiamo definire tutto ciò? Passo falso, battuta d’arresto? Sicuramente un disco deludente che anche dopo tantissimi ascolti non riesce a decollare.