Motorpsycho – Timothy's Monster

Acquista: Data di Uscita: Etichetta: Sito: Voto: (da 1 a 5)

Siamo nella prima metà degli anni novanta. Precisamente è il 1994. I Motorpsycho arrivano dal successo di un ottimo disco rock come “Demon box” ma decidono di cambiare le carte in tavola con un doppio cd (il primo della loro carriera, il secondo, quell’incredibile “Trust us” rappresenterà un altro punto di svolta) e con una nuova casa discografica (la tedesca Stickman Records). Basta pezzi di ispirazione metal, basta suoni potenti e precisi, i tre norvegesi staccano la spina o almeno abbassano i volumi all’inverosimile creando un polverone lo-fi semiacustico. Incredibile. E bellissimo. Ad ogni ascolto si può notare come questo lavoro sia permeato da un senso di gioia intima, un sorriso dolce per un ricordo felice, una sensazione di rinascita. Le poche parti di liriche citate nel booklet danno un’idea molto rappresentativa delle atmosfere e delle sensazioni che animano l’intero lavoro, e l’iniziale “Feel” da sola basta a rappresentare il tutto: un pezzo musicalmente caldissimo nella sua intimità e un ritornello in cui Bent canta “It feels so good to feel again”. E da lì il primo dei due cd scorre senza pause, tra derive placide (“Giftland”, “Now it’s time to skate”) e pezzi più spumeggianti (“Leave it like that”, “Wearing yr smell”). Il secondo cd, che si apre con la monumentale “The wheel” (pezzo di quasi 17 minuti), sottolinea ancora una volta l’eclettismo dei Motorpsycho, un gruppo capace di spaziare dalle ballate acustiche e rarefatte (“Sungravy”) a canzoni assolutamente hard-oriented (“Grindstone”). ‘Timothy’s monster’ è un disco grandioso, un mostro nel vero senso della parola: un prodigio.