Arrington De Dionyso – Breath Of Fire

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Prima o poi lo avrebbe fatto. Ha sdoganato ogni singola paranoia attraverso i suoi testi; maledetti uno ad uno i demoni che lo circondavano; esternato risate pazze e sfebbrato attraverso la disarticolazione nervosa e muscolare; ora scopre, distrugge e reinventa l’arcano di certa sperimentazione popolare, in completa solitudine e con l’aiuto del solo Fabio Magistrali (non abbiamo bisogno di dire di chi stiamo parlando, vero?). Tutto quello che ne consegue è per lo più portato alle estreme conseguenze: siamo ai limiti del mondo, in una località sperduta e segreta della Puglia, tra l’afa e il collasso nervoso, ai confini della cosidetta musica e delle potenzialità del canto polifonico e gutturale. Ad accompagnare De Dionyso c’è solo un clarinetto e un khomuz siberiano. All’ascoltare è chiesto il puro e semplice ascolto, consapevoli che da qualche parte tra i solchi di questo lavoro si stia consumando l’ascesi, il rito dionisiaco, il terrore e la gioia, l’arsura e il collasso, il presente e il futuro stesso degli Old Time Relijun, una musica che definire coraggiosa è un’ingenua panacea all’apparato uditivo. Difficilmente apprezzeranno i più; a stento abbandoneranno il disco tutti gli altri.