Matmos – The Rose Has Teeth In The Mouth Of A Beast

Acquista: Data di Uscita: Etichetta: Sito: Voto: (da 1 a 5)

Ormai son parecchi mesi che l’ultimo lavoro dei Matmos gira nel mio stereo, ma probabilmente nemmeno adesso sono pronto a parlarne per come questo disco meriterebbe. Inizialmente ero tentato di buttarla sulla recensione idiota, mettendola sul fatto che anche a distanza di centinaia di anni non sarei ancora riuscito a capire questo album del tutto, oppure facendo finta di scrivere la recensione come se fosse stata un pezzo da un manuale di storia della musica del futuro dove ‘The rose has teeth in the mouth of a beast’ verrebbe presentato come una pietra miliare, una di quelle cose da studiare ancora a lungo. Alla fine ho scelto per poche righe semplici, perché se scrivere a proposito di quest’album è, secondo me, difficilissimo, ascoltarlo è esattamente il contrario: infatti i Matmos riescono nell’impresa di rendere la loro musica molto più accessibile rispetto al passato, meno ostica, ma senza perdere una virgola della loro incredibile arte musicale. Per tutte le dieci canzoni di questo incredibile concept album non si può non accorgersi che si ha a che fare con un vero e proprio capolavoro dove ogni brano ha il suo universo di suoni fantastici e perfetti, dove la melodia non cede mai il passo alla sperimentazione, le due cose si uniscono in una splendida danza che ha secondo me i suoi vertici in “Semen Song For James Bidgood”, “Rag For William S. Burroughs” e particolarmente l’incredibile “Snails And Lasers For Patricia Highsmith”. In definitiva un album da avere e, più che altro, da ascoltare per parecchi anni e sempre con la massima attenzione. Non si sa mai che un giorno ce lo troviamo sui libri di storia.