Il genio della Tzadik

  • Considero Koby Israelite uno degli ultimi geni della musica contemporanea. Il suo modo di portare avanti affascinanti fusioni tra lidi sonori e musicali distanti anni luce tra loro, è qualcosa che lascia davvero a bocca aperta. Dopo l’uscita del suo primo album “Dance of the idiots” è cominciata una corrispondeza via mail tra il sottoscritto e il grande Koby. Si è passati attraverso altri due bellissimi albums, di cui l’ultimo è lo straordinario “Orobas Book Of Angels Vol. 4”, una personale rilettura, da parte di Koby, di alcuni temi musicali composti da John Zorn.
    Il momento era quello giusto per organizzare una bella intervista con Koby Israelite, e così tra ricordi di giovinezza e aneddoti vari, eccovi il resoconto della nostra chiacchierata.

    Samuele Boschelli: Ciao Koby!Congratulazioni per il tuo ultimo album “Orobas”. Puoi raccontarci come è nato il progetto?

  • Koby Israelite: Durante i processi di mastering del mio secondo album “Mood Swings” a New York, Zorn mi mise al corrente delle nuove 316 parti che aveva appena finito di comporre e mi chiese se ero interessato a fare un album con mie interpretazioni di queste. Ero ovviamente interessato! Ad ottobre mi inviò per e mail circa 20 di queste parti che avrei dovuto scegliere. E’ stato stimolante ed eccitante per me. Ho provato ad essere fedele sia allo spirito di Zorn che al mio, nelle mie interpretazioni. Credo sia il mio miglior lavoro ad oggi.
  • SB: Nella tua musica ci sono molte influenze, dal jazz al klezmer, dalla fusion al metal. Vorrei sapere come riesci a far coesistere tutti questi stili insieme. ?
  • KI: Non ci penso molto. Semplicemente succede. Credo che il crescere, ascoltare ed essere esposto a tutti questi stili di musica, alla fine comporti che la tua musica ne risenta. Ho iniziato a suonare il piano da giovanissimo (che odiavo), ho deciso di cambiare e studiare batteria (che invece ho amato subito) e più tardi ho cominciato a suonare la fisarmonica come secondo strumento(che adoro) . Quando ero un teen ager mi piaceva l’ heavy metal, ma lentamente il mio gusto musicale si è evoluto e mi ha portato versio il jazz e la fusion. Credo che qui si sia formato il mio modo di essere eclettico attraverso tutti questi stili. Ma non pianifico, ad esempio, che in quel momento, la prossima melodia deve essere suonata con uno stile piuttosto che in un altro. Semplicemente succede naturalmente. Poi, dal momento che suono più strumenti, vengo ispirato dallo strumento che suono in un preciso frangente. Ad esempio, se compongo una melodia con la chitarra, questa risulterebbe diversa se venisse invece composta con la fisarmonica. Questo fattore influisce e contribuisce sugli stili della mia musica.
  • SB:Tre album, tre gioielli. Potresti raccontarci la storia che sta dietro a questi tuoi albums?
  • KI:Grazie per i complimenti. Conoscevo la Tzadik sin dal momento in cui ho cominciato a fare musica. E sapevo che chi avrebbe potuto accorgersi della mia musica non avrebbe potuto essere che John Zorn. Ero suo fan sin dai tempi di “Naked City” e “Songs for Lulu”, e sapevo che solo una persona diversa e particolare, come lui realmente è, avrebbe potuto apprezzare quello che stavo facendo. Gli ho mandato un demo e soltanto dopo pochi giorni Zorn mi ha risposto chiedendomi se ero interessato a fare un disco per la Tzadik, per la serie Radical Jewish. Ero felice, ma anche intimorito dal fatto che non ero mai stato così dentro la jewish music tanto da farne un disco. Ma dopo aver parlato con John mi assicurò che avevo carta bianca. Questo è come è nato “Dance of the Idiots”.
    Il disco successivo, “Mood Swings”, è stato registrato con una attitudine differente. Se il primo disco era più diretto, viscerale, quasi selvaggio, “Mood Swings” era più etnico, lirico e malinconico. Semplicemente non volevo tornare in posti che avevo già esplorato col primo disco, ma volevo spingermi più avanti e fare un disco totalmente diverso. “Mood swings” è un album più basato sulla fisarmonica, l’ ho scritto completamente alla fisarmonica.
  • SB:Parliamo più precisamente delle tue influenze musicali?
  • KI:Da dove iniziare? Sono troppe…Musica rumena, tango, metal, musica turca, classica, (in special modo il periodo romantico), libera improvvisazione, jazz, colonne sonore, hard-core… Più specificatamente Led Zeppelin, Astor Piazzola, Taraf de Haidouks,John Zorn,Duke Ellington, Roberto de Drasov, Mike Patton e anche le performance dal vivo sono motivo di ispirazione…
  • SB:Suoni quasi tutti gli strumenti e con incredibile abilità. Come è possibile??
  • KI:Mi considero un batterista / fisarmonicista, il resto degli strumenti che suono è solo per diletto. Mi piace suonare tutti quegli strumenti, ma posso farlo solo per mia musica. Mi piace molto suonare la chitarra, ma non mi considero un chitarrista. E poi su qualche strumento sono molto spontaneo e intuitivo. Mi piacciono le sfide!
  • SB:Dieci dischi che amerai per sempre.
  • KI:TARAF DE HAIDOUKS-band of gypsies.
    LED ZEPPELIN-presence.
    Duke Ellingtom-The far east suite.
    Astor Piazzola-Zero Hour.
    Brian Wilson-Smile
    John Zorn-Circle Maker
    Mr. Bungle 1st record
    Berlin Philharmonic plays Mahler 5th symphony conducted by Leonard Bernstein.
    Eric Dolphy live at the five spot.
    Jean Paul Bourelly-Jungle cowboy.
  • SB:Jonh Zorn…cosa pensi di lui?
  • KI:Penso che è grande! Una figura molto importante per la musica contemporanea. Ed è importante anche che abbia fondato una label come la Tzadik, in cui hanno trovato spazio alcuni musicisti, come me ed anche altri, che altrimenti non avrebbero avuto voce nel panorama musicale e spazio presso altre labels. Come compositore e musicista è grandioso. Ha fatto così tanto, composto così tanti albums… E’ difficile star dietro alla sua carriera, ma molti dei suoi albums sono molto, molto importanti. “Naked city” ad esempio. Penso sia stato il primo disco a fondere hard core punk, musica da colonna sonora e jazz. Un grande esempio di incrocio tra generi. Anche la serie Masada. Assolutamente grande! E continua, senza sosta!. L’ho incontrato qualche settimana fa a Londra per un tributo a Derek Bailey. E’ stato grande.
  • SB:E cosa mi puoi dire di più sulla Tzadik?
  • KI:La Tzadik ha un catalogo enorme. Di media pubblica tra le 4 – 6 release al mese. Tra le cose che conosco ce ne sono di veramente bellissime. In particolare amo la serie Masada, la The Cracow Klezmer Band è molto interessante, anche Rashanim è grande! Penso che fino ad adesso le release sotto il Masada book sono state assolutamente straordinarie. Devo però dire di non conoscere molto a proposito delle nuove release giapponesi su Tzadik. Comunque sia, Tzadik compre uno spettro molto ampio e tutti coloro che sono interessati verso nuove forme e frontiere musicali possono trovarci qualcosa di grande interesse.
  • SB:Personalmente ti considero un genio musicale. Credi che ci sia ancora qualcosa da dire di nuovo nella musica contemporanea?
  • KI:Credo di sì. Ma credo che dobbiamo scavare a fondo per trovare qualcosa di realmente nuovo. Non si trova in superficie. Forse l’ essenza della nuova musica risiede nella mistura, nella mescolanza? Oggi i musicisti sono esposti a così tanti stili (alcuni grandi e tonnellate di merda) che trovo sia difficile, almeno per me, non essere influenzato da musica che non ti è familiare. La tua domanda è corretta e allo stesso tempo difficile. Ci sono state così tante rivoluzioni musicali negli ultimi 100 anni, cos’altro è rimasto da fare? Come puoi raggiungere Hendrix, Beatles, Parker, Coltrane, Zappa? Impossibile! Ma quando sei un musicista, senza risultare datato, hai bisogno di fare musica. Se non stai dicendo qualcosa di realmente nuovo, non credo sia fondamentale. Ma se ci riesci, sei un grande!
  • SB:Stai pianificando un tour? Magari in Italia?
  • KI:Ci stiamo lavorando. Mi piacerebbe suonare in Italia! E ‘ un paese che amo, ci sono stato qualche volta e stiamo considerando l’idea di venire in Italia in futuro!
  • SB:Progetti futuri? E’ in cantiere un nuovo album?
  • KI:Certo! Il nuovo progetto si chiama King Papaia. E’ un progetto ambizioso che combina musica e storia insieme. Un tema fantasy su King Papaia, ci sarà del soprannaturale, riferimenti a bellissime creature, mentre la musica sarà totalmente diversa da quanto ho fatto sino ad oggi.
    Per quel che riguarda un altro album su Tzadik, mi piacerebbe poterne registrare un altro, ma momentaneamente sono concentrato sulla mia live band.
  • SB:Grazie di tutto Koby e a presto!
  • KI:Grazie a te Samuele! Grazie per l’intervista. Apprezzo molto il tuo interesse!
  • un grandissimo artista che riesce con gusto ed irionia a combinare all'interno dei suoi dischi generi ed influenze disparatissime, suonando il tutto sempre in maniera più che egregia.