Stefano Milano

BASSISTA DEI PERTURBAZIONE – 10 – 09 – 2006

Adem – “Love and Other Planets”: Conoscete Mr. Adem? No? Fate di tutto per recuperare questo disco elettroacustico che va dritto al cuore. Il titolo mantiene le promesse che prospetta.
Josè Gonzalez – “Veneer”: Un cubano allegro trasferitosi in Svezia. E diventato triste, nella sua cameretta a scriver canzoni, con fuori la neve. Immaginatevi Nick Drake che incontra la musica latina. Da non crederci.
Beck – “Sea Change”: L’ho consumato. Poi l’ho imprestato. Ma non ricordo a chi. E non è mai tornato. L’ho ricomprato. E non me ne son più separato.
Josh Rouse – “Subtitulo”: Ho comprato tutti i suoi dischi e ho sempre pensato: “Quanto mi piace quest’uomo!”. Poi è arrivato “1972”, e ho pensato: “Quanto amo quest’uomo!”. Poi “Nashville”, l’addio agli States, il trasferimento in Spagna. E ora “Subtitulo”. “Quanto adoro quest’uomo!”.
The Fine Arts Showcase – “Radiola”: E’ un disco che uscirà a settembre. L’autore è uno sconosciuto nerd svedese. Pop raffinato e confezionato con cura. Una sorpresa. Da ascoltare e riascoltare.
Thom Yorke – “The Eraser”: Sarà bello o non sarà bello? Sarà un pacco o no? Lo compro o non lo compro? Ma vafff!!!! Lo compro!!! Cantautorato in salsa elettronica. L’essenza romantica dei Radiohead. Splendido.
Joan as Police Woman – “Real Life”: Era da tempo che non sentivo così tanta grazia e e così tanta forza condensate insieme. Chapeau.
Charles Mingus – “The Black Saint and the Sinner Lady”: Quel ciccione di Mingus che scrive musica per un balletto??? Impossibile! E invece no: uno dei dischi più incredibili della storia del jazz.
Northpole – s/t: Li ho scoperti tanto tempo fa, perché partecipavano a una compilation in cui eravamo presenti anche noi. Me ne sono innamorato. Li ho fatti ascoltare a Cristiano, “mio” chitarrista. Poi Cris ha aperto un’etichetta (I Dischi dell’Amico Immaginario) e il primo disco che ha prodotto è stato il loro. Ora sono dei cari amici. Ogni volta che li vedo suonare è come se fosse la prima. Scende sempre almeno una lacrima. E dopo il concerto li abbraccio tutti. E devo stare attento perché quell’omone di Paolo tutte le volte mi stringe troppo forte e mi spacca due costole.
Sufjan Stevens – “Illinois”: Chi segue la musica sa che spesso la parola “genio” viene usata a sproposito e con poca parsimonia. In questo caso no, perché Sufjan Stevens è uno dei pochi, veri geni attualmente in circolazione. Ogni canzone è una sinfonia. Ogni arrangiamento è inaspettato e allo stesso tempo perfettamente al suo posto. Ogni nota è usata con rara sapienza.