James Dean Bradfield – The Great Western

Acquista: Data di Uscita: Etichetta: Sito: Voto: (da 1 a 5)

Chissà cosa porta un artista a staccarsi, anche se momentaneamente, dal proprio gruppo e ad uscire sul mercato con un album solista… si usano sempre le solite motivazioni, più libertà di espressione, ricerca di un individualismo soffocato dagli altri componenti, pausa di riflessione… secondo me alla fine sono tutte cazzate. Uno fa una canzone, e a quel punto i fatti sono due: o è talmente bella che la chiude in un cassetto sperando di trovarne altre nove in futuro per un proprio album; oppure la propone agli altri del gruppo che, in caso, ci lavorano (perchè, del resto, gli altri membri possono anche decidere “se” lavorarci… commentando in caso “questa song è particolarmente brutta… tienitela per te!”… sarebbe il primo caso di album solista per scelta di terzi…).
Nel caso dei Manics Street Preachers l’album nasce per reciproca insofferenza… non che i tre si odino, semplicemente sono un po’ saturi gli uni degli altri, e quindi ecco che il buon Bradfield e il secco Wire escono a breve distanza con i loro primi lavori solisti. Una doppietta che odora di sfida. Un match interessante perchè, come molti sanno, Nicky Wire è il cervello, la penna, mentre James Dean Bradfield è il braccio, o meglio la mano e la chitarra. E ‘The Great Western’ lo dimostra in pieno. Un (più o meno) piacevole disco di undici canzoni classiche, anche troppo. Arrangiate in pieno stile “Know your enemy”, con massiccio uso di cori e archi, ma senza grinta, nè tantomeno sembra ci sia la voglia di averla.
Pochi, anzi pochissimi i passaggi interessanti, e sebbene tutto il disco abbia una solida base rock, la stessa dei tempi che furono di ‘Gold Against the Soul’, alla fine emergono più i brani “scontati”, quelli pregni di un rock ormai loffio, non più frizzante e ripassato più e più volte. Brani come “On Saturday Morning We Will Rule The World”, con la classica “progressione in coro” che ormai è un marchio di fabbrica dei MSP, “Emigré” (con un orripilante “uh là là là”) e “That’s No Way To Tell A Lie” sembrano volere “spaccare” tutto, ma sempre chiedendo prima il permesso e rimettendo, dopo, tutto in ordine.
Ormai i “classici” sono il loro “classico”. “To See A Friend In Tears” e “Which Way To Kyffin” riportano a ‘This is my truth’, o meglio al peggio di quel disco. L’acustica in prima linea che fa sempre risaltare la voce calda e limpida, la progressione di accordi dolce e pacata ma non per questo scontata, l’atmosfera malinconica e sofferta. Insomma… due palle. Non ci resta che aspettare il lavoro di Wire, anche se lì ho il presentimento che il difetto sarà l’esatto opposto: canzoni elementari con testi complicatissimi.

..e alla fine del primo tempo la sfida Nicky Wire vs Bradfield è condotta dal primo primo grazie a un autogol del secondo. Ma di quelli belli eh, tipo rovesciata al centro dell’area.