Cansei de Ser sexy – Cansei de Ser Sexy

Acquista: Data di Uscita: Etichetta: Sito: Voto: (da 1 a 5)

L’indie è bello perchè è vario. Così, dopo il freddo artico degli islandesi, i gruppi in bianco e nero norvegesi, il barocco canadese, ecco l’elettropop brasiliano.
Me lo avessero presentato così avrei pensato a una Macarena punk funk o altre amenità del genere, e invece no.
Sto parlando delle CSS, Cansei de Ser Sexy, il sestetto di San Paolo che, tempo che il loro background verrà a galla, verrà definito ArtElectro. Sì perchè, come spesso accade in questi gruppi “creativi”, i CSS non hanno niente a che fare con gli strumenti. Non sono musicisti; sono fotografi, designer, grafici, art director ma non musicisti. Partendo quindi da un approccio istintivo e spontaneo con chitarre e synth iniziano a creare, comporre ed esibirsi in piccoli club in quel dell’America del Sud, trovando un sound proprio, personale, ed una serie di melodie efficaci per far muovere il pubblico.
Ora, secondo me l’80% di questo è falso, non credo che un signor qualunque si possa mettere dietro alla batteria e tirare fuori un tempo in levare al primo colpo, ma sì sa che dove non arriva la bravura ci pensa il computer. E vuoi che in tutto questo pullulare di artisti non c’è nè uno che col Mac smanetta con 2 suoni glitch e aggiusta le cose? Presto detto, ed il sound è fatto. Fresco, coinvolgente, frizzante, danzereccio. Un album irresistibile per cominciare quest’autunno che ancora non promette molto di interessante. “Let’s Make Love and listen Death from Above” (che, a proposito, si sono sciolti) incomincia a circolare in radio, e in tv, mostrando in territori metropolitani i sei che, vestiti in modo a dir poco improbabile, si esibiscono con chitarrine dai timbri funky, tante tastiere, molti clap hands e una miriade di ritmi che si incollano alle gambe, rendendo questo disco d’esordio una delle cose migliori uscite quest’anno.
“The beat say YEAH”, cantano scanzonate mentre, pezzo dopo pezzo, si mettono da parte le somiglianze con le “cuginette” Chicks on Speed e ci si lascia prendere e conquistare da qualunque brano, sia la dance tipicamente anni 80 di “Bezzi” o “Computer heat” (con effetti alla Superclassifica Show), o il sound scandito e martellante di “Art bitch” (che ricorda un vecchio successo di Missy Elliot: “Work it”) o “Alana”. Per non parlare poi di tutti quei pezzi più smaccatamente pop come “This month”, “day 10”, “Fuckoff is not the only thing you have to show” o “Meeting Paris Hilton”, ingenui e irresistibili come brani degli Architecture in Helsinki rivisti dai Ratatat. The beat Say Yeah, ed è cosa buona e giusta.