AA.VV. – Touch 25

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L’idea che sta sotto al tutto è ovviamente – parlando di un’etichetta che ha voluto sempre definirsi come “audiovisual label”, operando quindi perennemente ai margini del music business – che la raccolta fatta uscire dalla Touch non sia nè una semplice celebrazione del passato, tantomeno una raccolta di sampler, che nel caso di un’etichetta già ben avviata da venticinque anni assumerebbe le connotazioni di battage pubblicitario fatto pure male. ‘Touch 25’ è un compendio veramente audiovisivo (e vi riporto alle splendide foto all’interno del booklet curate da Wozencroft, ovvero la metà artistica dietro all’etichetta) sulle produzioni dell’etichetta americana, nonché un percorso alla rovescia sulla storia musicale di certa sperimentazione elettronica attraverso pezzi inediti dei maggiori artisti accasati presso la Touch. Il tutto, a sentire i pezzi e la struttura del disco – quasi unitaria grazie a field recording e stralci vocali che qua e là connettono una traccia all’altra – è una sorta di documentario melanconico che nulla toglie a quello che già sapevano di certi artisti (la morbidezza nel manipolare la chitarra di Fennesz, i giochi microritmici di Ikeda, i drone spaziali di Toral, l’anti techno pulsante di Pan Sonic..) e aggiunge almeno due pezzi da ricordare: “Moving Violaton” dove un Ambarchi crea un’architettura di nove minuti a base di basse frequenze, corde e loop di una sensualità impressionante, e Johan Johansson che con un’intensa “Tu non mi perderai mai” trasforma un organo e un violoncello in una cascata pastorale ed eterea di drone. Tracce che da sole potrebbero valere l’intero disco.