Peeesseye – Commuting Between The Surface & The Underworld

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I Peeesseye, Psi, Pissiai, Piesai – insomma chiamateli un po’ come vi pare – è già da un po’ che vanno avanti a smembrare a colpi di concretismo noise e improvvisazione un suono che trova le sue radici storiche nel rock e nel blues, andando direttamente alla fonte di qualunque suono, scavando dentro un’unica nota e tirando fuori ogni potere misterico da essa. Dischi come ‘American Black Flag’ fanno bene alla musica tanto quanto i Double Leopards, gli Earth o i Sightning che hanno dato il via ad un nuovo modo di intendere la materia rock nella sua essenza. Nel 2006 il nuovo ‘Commuting Between The Surface & The Underworld’ è un po’ come mettere Sun City Girls e No Neck Blues Band nella stessa stanza a fare a cazzotti. Ora, per quanto io aborra certa tendenza a trasformare ogni buona idea nel polpettone free folk ultraminimalista del cazzo (free good vibe! Yeah!) i Peeesseye sembra abbiano trovato il modo di centrare quegli attimi di atmosfera ancestrale assumendoli come matrice distintiva dalla quale far partire tutto l’impianto improvvisativo/metallurgico che li aveva caratterizzati fino ad allora (in tutto questo non citare l’esplosione emotiva di “Stay Positive, Asshole” mi sembra un delitto, praticamente perfetta!). La cosa ok: funziona, ma mi ricorda un po’ l’ultimo disco di canzoni dei Jackie O’ Motherfucker e mi spaventa alquanto: nel caso i Peeesseye continuino su questa strada io non tarderò a cambiarla.