Intervista a Elle: Lo squarcio rosso

  • E’ un Matteo Caroncini pungente ed amaro quello che risponde alle mie domande. Le cose che dice portano ad una riflessione attenta sulla realtà indipendente italiana e sull’attività di un gruppo talentuoso come gli Elle. Buona lettura!

    Samuele Boschelli: Benvenuto Matteo! E’ passato qualche mese dall’uscita della vostra ultima fatica “Bstrong”. Qual è il primo bilancio?

  • Matteo Caroncini:Bstrong è un album nato dalle difficoltà, portato alla luce con difficoltà. E vissuto nelle difficoltà . Viene da se che il primo bilancio sia un misto di momenti d’orgoglio ma anche di molta amarezza. Riponevamo molte aspettative in questo disco ma purtroppo abbiamo dovuto fare i conti con una realtà musicale italiana che forse non ci appartiene più o quantomeno nella quale Elle non riesce ad avere un suo spazio visibile e definito. Ma lo sappiamo che Elle è un’entità sognatrice….
  • SB: Una curiosità: cosa simboleggia l’immagine in copertina?
  • Car: cercavamo un’immagine che potesse rappresentare la frattura netta che c’è tra il mondo onirico di cui noi ci cibiamo e la pressante vita materiale di cui siamo cibo. E’ uno squarcio rosso nelle nostre camere rivestite con carta da parati e angioletti alle finestre, dove tutto è ovattato e soffice. Ora si cresce, le responsabilità e soprattutto le scelte personali incombono davanti a noi.
  • SB: Un comunicato stampa di Paolo mi ha fatto notare che siete addirittura entrati in classifica. Oltre a complimentarmi, una osservazione: credo che sia sintomatico di un disco che raccoglie a pieno la vostra maturità come gruppo. Siete d’accordo?
  • Car:La notizia è piovuta dal cielo durante un giorno di pioggia. L’incredulità ha lasciato posto ad una soffusa contentezza in quanto non ci siamo mai fidati troppo delle classifiche. Posso pensare che comunque il progetto Elle è riuscito a dire qualcosa di importante e di continuativo.
  • SB: Che tipo di risposta state avendo dal pubblico nei vostri live?
  • Car: Suonare in Italia porta a situazioni molto particolari, perché ogni posto in cui si va a suonare ha una sua personalità e una sua storia e di conseguenza ogni locale o live ha il pubblico che si merita…molte volte siamo riusciti a rapire i cuori di chi ci ascoltava altre volte siamo passati per lo più indifferenti. Ma meglio un giorno da leoni che 100 da coglioni…..
  • SB: Si può parlare di rock psichedelico riferendosi alla vostra musica?
  • Car: Ho sempre difficoltà a definire ciò che suoniamo e per questo lo lascio fare a chi ha l’istinto morboso di etichettare tutto. Gli ascolti di ogniuno di noi quattro sono vari e anche molto distanti, a volte diametralmente opposti.: questa miscela di suoni, sonorità e approccio allo strumento diverso, in fase compositiva risulta poi madre di una psicadelia casalinga e che ci veste addosso come qualcosa di molto naturale.
  • SB: Ho notato uno stile piuttosto ermetico nella scrittura dei vostri testi. Quali temi amate trattare nelle vostre canzoni?
  • Car: Per lo più sono fotografie del nostro quotidiano magari illuminate dai grandi riflettori delle piccole cose che ci capitano nell’intimo o sporcate di luce dagli stoppini bruciacchiati delle lanterne del mondo. Facciamo nostro ogni sorriso della gente, ogni parola detta a caso, ogni pugno sferrato, ogni lacrima versata, ogni foglio sporcato con l’inchiostro, ogni sguardo profondo, ogni corpo da toccare. Rendiamo tutto nostro e vissuto. E cerchiamo di condividerlo con la gente.
  • SB: Come mai qualche anno fa avete deciso di iniziare a scrivere in inglese?
  • Lo ripeto. Queste fotografie avevano bisogno della posa migliore, della luce e delle tonalità migliori: l’inglese è venuto naturale, anche forse per il fatto che le nostre chiocciole hanno a che fare tutti i giorni con musica cantata in inglese.
  • SB: Ci sono artisti che vi influenzano più di altri?
  • Car: La risposta non può che essere personale: certo! Dagli orologi rotti di Tom Waits, ai cigni neri di Thom York, dall’ Hotel Sopramonte di De’ Andrè fino al bar sotto il mare di Tom Barman passando attraverso quel mondo bellissimo di Mark Linkous, dall’essere re per un giorno o pazzo per tutta la vita come Mike Patton, dal battito del cuore dei Koop ai fuochi d’artificio degli American Analog Set ai giochi cosmici dei Thievery Corporation.
  • SB: Cosa pensate dell’attuale scena indipendente italiana?
  • Car: A mio avviso si sta andando sempre più verso un’implosione che azzererà le cose…la scena è offuscata, ci sono troppo cose, poche di qualità e quelle che vivono di luce propria non hanno spazi adeguati. Non c’e piu’ voglia di rischiare o si rischia per gioco…e a nulla porta questo. Da questo punto di vista c’e bisogno di molta fiducia e tempo…ma forse io non sono più in grado di aspettare…..
  • SB:Bene, l’ultima domanda è quasi sempre uno spazio che lascio libero agli artisti per dire ciò che vogliono. Anche a te questa opportunità. Intanto ti saluto e vi aspetto con un altro album!
  • Car: “How we feel is how we want to be heard”……..Un saluto a tutti……
  • La solita italietta!!! Continuate cosi!!!