Underdog – Zeno

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Il nome preso in prestito dalla biografia di Charles Mingus sembra già suggerire quelle che saranno le linee guida del lavoro: un jazz corale e profondamente umano. In verità ‘Zeno’, già uscito nel 2004 e ora nuovamente distribuito grazie a Dischi Autoprodotti, attecchisce in un piano diverso dal conflitto umano mingusiano e riferisce direttamente un suono estremo, parossistico, divelto e notevolmente umorale/umoristico, al di là dal puro linguaggio jazz investigando pose circensi, crossover, atmosfere balcaniche e cabaret. Il progetto Underdog è teatrale, un insieme di maschere drammatiche e corpi vuoti che inveiscono, ballano, intrattengono: in questo senso uno degli elementi essenziali alla costruzione dell’identità degli Underdog è la comicità cabarettistica che assume toni esasperati senza mai esplodere del tutto, preferendo insinuare piccole aggressioni disarmoniche ai limiti del grottesco per poi svanire di colpo in nuvole fumose da band jazz. Canzoni che sembrano marionette in balia di presenze ectoplasmatiche in preda a rigurgiti di nostalgie passate e satirici presenti che di volta in volta possegono linee di pianoforte (Circus), divengono voce (l’isterica Mr Condom) o evocano presenze che fuggono via da immaginari piano-sequenza (la bellissima e straziante Like People in cui l’anima trip hop del gruppo esplode letteralmente). L’uso programmatico di due voci (splendida quella di Basia), gli improvvisi sbalzi umorali, le arie nostalgiche e fumose, xilofoni e synthetizzatori vari rinforzano decisamente l’idea di trovarci di fronte ad una piccola gemma di avantspettacolo che si contorce in bilico tra le rovine e i ricordi gli ultimi due secoli: non fatevi trovare impreparati.