Parenthetical Girls + My Awesome Mixtape: Ricordi di una notte divisa tra incompetenza e castrazione

Perché? Perché farlo in pubblico?
Per quale motivo… Tortura di massa?
Esercizio della propria personale frustrazione su terzi?
Sadismo portato all’estremo e (in seguito a studi in ambito psico-acustico) veicolato dal mezzo sonoro?
No, ahimè no. Più facile è temere il contrario, sapere che il guaio dei My Awesome Mixtape (gruppo d’apertura) è esattamente credere in ciò che fanno. O meglio, credere che ciò che fanno piaccia alla gente. Applicare la regola del “non prendersi esplicitamente sul serio” perché tanto viviamo nei tempi bui dell’estetica del pressappochismo, della self-made music inquinante… Questo è un comodo rifugio, una maschera a portata di mano per nascondere le proprie assurde velleità. Ecco un esempio concreto dei danni creati da un sistema come Myspace.com: tre conoscenti che immaginano di potersi esibire in pubblico e di promuovere la loro musica. Tra sé e sé penseranno “beh, su Myspace ci può ascoltare il mondo intero, dunque perché non esibirci nei club?!”. E qui cominciano i dolori…
Non occorre perdere molto tempo per descrivere lo scempio acustico e la frode perpetrata da questi gruppi (parlo al plurale perché sia chiaro che intendo estendere il discorso a tutta una scena ormai consolidata), solo due osservazioni che fungano da monito per il futuro – purtroppo passato e presente paiono irrimediabilmente compromessi.

MANIFESTO CONTRO L’INDIE-TRONICA INUTILE, LE BASI FATTE A CASO CON FRUITY LOOPS (O PROGRAMMI SIMILI) E IL CANTATO STONATO CHE SI SPACCIA PER ISPIRATO:

– Fare dell’autoironia è buona cosa, ma farla sul palco è un po’ troppo facile e scadere nella mera captatio benevolentiæ lo è ancor più; secondo l’antica dottrina (sì, ogni tanto è bello essere reazionari) quando si sta sul palco non ci sono attenuanti, non ci sono blandizie che tengano, quel che si fa lo si fa bene, benino o male, e per questo si verrà giudicati.
Altro discorso è quello riguardate la disponibilità umana e personale dei musicisti, ma questo dato è rilevante solamente nel backstage o, comunque, in momenti altri rispetto al live. La musica, almeno in parte, è ancora una questione seria.

– Nel momento in cui centinaia di band hanno già proposto la medesima “intuizione” da te millantata e lo hanno fatto talvolta in modi e con risultati dal respiro globale (anziché sub-provinciale) non sussiste alcuna motivazione per cui tu possa essere legittimato, istigato, chiamato o, tanto meno, accolto nel tuo “fare musica”. Una sola canzone – ma perfino dei microframmenti sonori – scelta a caso nel repertorio dei Notwist sottrarrebbe ogni possibile forma di credibilità e tollerabilità alla tua “proposta”.

[Sia chiaro, questa vuol essere una bozza del Manifesto che spero diventi un work in progress dai contenuti aperti a ogni qualsivoglia miglioria e precisazione di sorta, in modo tale da detronizzare e/o ammazzare tutta la musica decerebrata, antimusicale, antiestetica, patetica senza pathos…]

A seguire i Parenthetical Girls. Uno dei fenomeni ancora in fase embrionale, almeno dalle nostre parti, del chamber-pop più barocco (chiaramente inteso in senso XXI Century); ovvero quando Molko dei Placebo prende a braccetto gli spasmi di Jeff Buckley – nella fattispecie quello dei momenti soul-pop – e incastra melodie circondate dall’accompagnamento di xilofono, violino, chitarre stentate e approssimazioni elettroniche. Letta così la ricetta appare piuttosto stucchevole, di fatti un blando senso di nausea è il problema con cui Zak Pennington deve principalmente fare i conti: non ci sono mezzi termini, o è emozionante o è rancido.
I Parenthetical Girls barcollano con lui a cavallo di questa linea, come in seguito a una sbronza triste che decidono di consumare in una sala concerti; non è fuori luogo parlare di “giostra”, dato che i membri del gruppo s’alternano circolarmente nei compiti e negli strumenti, ma quel che ne scaturisce è l’incostanza del loro set. E’ lampante come, al momento del giro fortunato (che pare coincidere con la presenza del bassista dietro le pelli) i brani abbiano una consistenza anche notevole, e un impatto emotivo efficace, mentre quando il giro si fa sfortunato (elemento determinante è quasi sempre l’accompagnamento ritmico) il pressappochismo di cui sopra, seppur meno sfacciato, diventa una falla. Sembra che la band non riesca a sostenere costantemente la teoria formulata nei suoi dischi per cui “l’espressività passa attraverso la parziale incapacità”, e “la poesia coincide col desiderio di essere poetici”… Un’insistita ostentazione d’intensità non giova certo alla freschezza dei brani, piuttosto asfittici; nonostante lo show duri all’incirca un’ora lo sbadiglio è in agguato e alla fin fine, pur conservando alcuni momenti preziosi, si diviene consapevoli della castrazione di una musica “fatta per emozionare” che ogni tanto inciampa nella maniera, anche e soprattutto a causa di quel metodo artigiano e volontariamente “incompetente” che alla lunga – se non temperato – svilisce i pezzi, invece di elevarli a esperienze di vita condivise.
L’atmosfera e la melanconia sono il loro mestiere, cerchino di prestare un po’ più d'attenzione alla deontologia professionale, perché una buona capacità di suggestione è già in loro possesso.

Le foto presenti non si riferiscono alla data recensita

  • B-R-A-V-O-!

  • vai a scuola di musica prima di parlare.

  • Bello, non hai capito un cazzo dalla vita.

  • my awesome mixtape……..PPPPPPPPPRRRRRRRRR!!!!!!!

  • che webzine di merda

  • ma ognuno fa quello che vuole e ascolta quello che gli pare… fatti gli affari tuoi e non perdere tempo a scrviere queste cose!!!

  • imbecille

  • oh chico devi stare a sapere un cosa.. che se a te vedere degli sbarbi che se la sviaggiano con quel poco che riescono a dare ti fa prendere male questi sono solo fatti tuoi. Sai quanti gruppi ci sono sul pianeta? Il tuo mestiere è rincorrere tutti quelli che non ti piacciono e difendere l'umanità dal suono dell'ignoranza? Non sai niente e spari sentenze che valgono 0. Non disperarti per chi fa cagare, fatti altri concerti e supporta chi ti piace. Scaricati i programmi giusti e impara la tecnica giusta per fare musica. Sbattiti a registrarla e fa quello che dovrebbe fare qualsiasi artisti indie: farsi i cazzi propri e tirarsi su con quello che ha….un salutone a tutti i gli insegnanti improvvisati di musica e stile.
    byebye

  • i tempi bui dell’estetica, il pressappochismo e la self-made music inquinante sono nel milkshake marcio che si bevono gli intellettualoidi come te per farsi più seghe mentali