Sadist – Sadist

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Fino a poco tempo fa parlare dei Sadist per il sottoscritto significava fare un passo a ritroso nel tempo. Una band culto del metal estremo italiano anni 90, che fu in grado declinare lo spettacolare death metal degli ultimi Death di Chuck Shuldiner e dei penultimi Carcass attraverso paradigmi dark prog in pieno stile Goblin. Una band unica capace di tre splendidi capolavori, l’uno la reale evoluzione del precedente, troppo presto passata in archivio a causa di scelte artistiche non propriamente azzeccate sul primo finale di carriera. Adesso parlare di Sadist è quanto mai attuale: il gruppo del carismatico vocalist Trevor e dell’estrosissimo Tommy (chitarra-tastiere-compositore) è tornato sulle scene con un nuovo album intitolato semplicemente ‘Sadist’, a dir poco esplosivo.
I Sadist imparano dai propri errori e ripartono dai loro capolavori riconosciuti, creando un ponte ideale tra il cristallino prog death di ‘Tribe’ e l’inaudita violenza tecnica di ‘Crust’. Il risultato, come accennato è superlativo, la band in salute, capace ancora di autentiche sfuriate brutali combinate a momenti di inquietante misticismo a sfondo horror, dominato dalle tastiere e dalle chitarre di Tommy e dallo straordinario lavoro di una sezione ritmica tanto potente quanto raffinata.
Come sempre avvezzi a sperimentalismi ed evoluzioni stilistiche – si ascoltino i bouzuki (reali) e i sitar (reali) di “Jagriti” e “Excited and desirous” – i Sadist si dimostrano abili nel progredire mantenendosi però fedeli al proprio stile, alternando dunque novità a classicismo.
Il singolo “Tearing Away” e lo strumentale “Kopto” sono splendidi omaggi al proprio passato, “Different melodies” un esaltante squarcio jazz death che ricorda da vicino i gloriosi Cynic, “Invisibile” sorprende per i suoi intermezzi quasi elettronici, lo spaventoso trittico “One thousand memories” – “I feel you climb” – “Embracing their form of life” un ulteriore ed inatteso passo in avanti nella morbosa esplorazione del metal estremo. Ai nostalgici di vecchia data segnalo anche la presenza di Claudio Simonetti nelle vesti di arrangiatore della nuova versione dello strumentale “Sadist”, originariamente in scaletta nel primo leggendario album della band, ‘Above the light’.
Fa notizia il certosino lavoro in fase di produzione che rende finalmente giustizia alle abilità tecniche di una band che oggi più che mai rasenta la perfezione.
Come si soleva dire una volta… Buy or Die!