Electric Soft Parade – No Need To Be Downhearted

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Ah, gli Electric Soft Parade!
Uno di quei gruppetti inglesi di nicchia, che più li ascolti e più ti chiedi che ci stanno a fare in quella nicchia, come mai non riescono a farsi sentire come dovrebbero.
Il loro nuovo, atteso lavoro, venuto alla luce dopo anni di progetti paralleli e un antipastino tanto sfizioso quanto povero come ‘Human body ep’, rinnova la domanda. Bei pezzi, ottimi arrangiamenti, piccole fughe psichedeliche che spezzano l’atmosfera ora “cazzona” ora poppettosa con il velo di malinconia tipico di “Empty at the end” del primo album, eppure manca qualcosa, quel guizzo in più, manca IL pezzo. Non tanto la hit da numero uno, a cui il gruppo non sembra aver mai puntato, più il brano simbolo del disco, il primo che si ricorda pensando al lavoro (nel mio caso, dopo svariato ascolti, è “If That’s The Case, Then I Don’t Know”). E più la cerchi riascoltando l’album più ti accorgi che è un lavoro estremamente compatto, prodotto e registrato in maniera superba, ricco di sfumature e, soprattutto, di un abbandono tipico di chi ama l’estate solo perché precede l’autunno, di chi preferisce stare nel freddo novembre a riordinare i dischi piuttosto che riconglionirsi sulle spiagge al ritmo dei balli di gruppo. Del resto gli ESP non sono mai stati dalla parte di Feeder o Stereophonics, i fratelli White hanno sempre fatto del loro pop ricercato e diretto, giusto punto di contatto tra melodie Beatlesiane e arrangiamenti Teenage Fanclub (il tutto condito con un eccessivo tocco Thrills, a dirla tutta), la loro bandiera. Fosse uscito a novembre avrebbe di sicuro raccolto molto più che una tiepida indifferenza riservatagli da chi troppo frettolosamente si ripassa le hit per i festival estivi, ma resta comunque uno scudo prezioso contro il tanto temuto becero tormentone estivo.