Deadburger – C'è ancora vita su Marte

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Mica facile fare rock in Italia e riuscire ad essere freschi, interessanti, convincenti come riesce ai Deadburger. Una rumurosissima introduzione elettronica apre un disco incredibilmente versatile, sempre pronto a deviare rotta, che se nelle sue prime battute può ricordare le migliori prove dei Bluvertigo prende dopo pochissimo tempo un’imprevedibilità capace di spiazzare l’ascoltatore. Ci si trova così ad ascoltare la litania di “Utile idiota” tra loop sofferenti e perfette costruzioni ritmiche, a stupirsi letteralmente con la follia afro della splendida “Istruzioni per l’uso della signorina Richmond”, ad assistere inerti a intermezzi alienanti di cui “Come tagliare le mani a un fantasma” è perfetto esempio.
Il caos musicale dei Deadburger viene poi accompagnato da testi surreali e ironici, vero e proprio strumento che si aggiunge al loro rock spiazzante e ai precisi inserti elettronici. In poche parole ‘C’è ancora vita su Marte’ se guardato nei suoi singoli particolari ricorda il marasma di pezzi di un puzzle, ma se ascoltato con attenzione dall’inizio alla fine, rivela la completezza della sua composizione, come se i pezzi andassero ad unirsi da soli con grande facilità.
In definitiva un ottimo lavoro, personale e sempre interessante, un disco da ascoltare con la dovuta attenzione (anche per la mole di tracce, ben ventidue, e ovviamente qualcuna di queste potrà anche non piacere, ad esempio nel mio caso trovo debole “Magnesio” rispetto al resto dell’album) per coglierne le più sorprendenti sfumature e la promettente mole di idee messa in quest’album dai Deadburger.