Independent Days Festival 2007: Che accoppiata!

Dopo un anno di assenza torna l’Independent Day(s) Festival. Stessa città di sempre (Bologna), stessa location (Arena parco nord). Torna con un cast più ristretto rispetto alle altre edizioni, con un solo palco e alcune novità di vario tipo. Iniziamo dall’organizzazione logistica del festival, la quale ha portato a più di un disagio. Il divieto (subdolo) di uscire dal “luogo del concerto” (e quindi obbligo di cibarsi e dissetarsi all’interno) e il mancato allestimento dei tanto vituperati ma comodi bagni chimici (presenza solo dei pochi bagni fissi… che poi non ci si lamenti se la gente stremata e innervosita pisciava sulle recinzioni dell’Arena) hanno creato code di incredibile lunghezza per il soddisfacimento dei bisogni primari, una situazione antipatica per un evento di tale portata (e di tale nome e richiamo). Magari più attenzione a dettagli del genere avrebbe reso il festival davvero perfetto, perché comunque rimango dell’idea che è stato bello essere lì per tutto il tempo.
Ma parliamo della parte musicale: dopo gli italianissimi Petrol e i punkrocker canadesi Billy Talent sono gli …And You Will Know By The Trail Of Dead la prima band che riesce a catturare la mia attenzione. Lo ammetto, ero molto curioso di vedere dal vivo la band texana, ma anche sospettoso vista l’ultimo loro pessimo disco (‘So divided’). Una formazione a sei elementi, il continuo interscambio di postazioni e strumenti, la devastante doppia batteria, i litri di sudore versato e gli sforzi di Jason Reece e Conrad Keely non riescono appieno a sopperire al gran caldo delle 4 del pomeriggio, al volume davvero troppo basso e ad una scaletta non così convincente (solo It was there that I saw you dal bellissimo ‘Source tags & codes’).
Dopo di loro i giovani canadesi Hot Hot Heat che per un’ora propongono il loro indie rock danzereccio e spudoratamente sbarazzino. Vestiti in modo assolutamente non memorabile, per i primi venti minuti riescono a divertire senza problemi. Poi più di una persona accusa la ripetitività e il gioco si rompe. Risultano sicuramente nel complesso migliori dei Maximo Park. Gli inglesini, trascinati dall’hype e da un primo disco di ottima fattura (‘A certain trigger’, purtroppo non si può dire lo stesso del secondo nonostante i singoli azzeccati) regalano un esibizione ancora una volta terribile: Paul Smith (sempre on stage col cappello, che nasconderà là sotto?) riesce nell’impresa di restare senza voce già al secondo pezzo e di rovinare anche brani di facile e sicuro successo come Apply some pressure e la conclusiva Graffiti. Agitarsi tanto sul palco (vedasi anche il tastierista dotato di ciuffo coreografico) non sempre porta ad un grande show.
Cala la sera ed ecco, ora si fa sul serio.
Tool in forma come non mai. Solo nove pezzi (nessuno di ‘Undertow’ purtroppo) per un’ora e mezza di show, ma che spettacolo! Sempre accompagnati dalle loro disturbanti proiezioni, sempre perfetti e precisi, ma ancora più trascinanti che nelle date dello scorso tour. L’accoppiata Stinkfist + Forty six and 2 è letale. Durante Lateralis la sagoma nera di Maynard che si muove come se stesse fottendo con i maxischermi ordina “Separate the body from the mind” e non posso fare altro che obbedire, muto. Mi sdraio, guardo le stelle, la Sindrome di Stendhal è dietro l’angolo. Chiudono con Vicarious ma avrei voluto che non finisse mai. Sconvolgenti.
Quasi allo stesso livello anche Trent Reznor e i suoi Nine Inch Nails. Un set compatto e potente il loro, accompagnato da una scenografia azzeccata piena di giochi di luci e colori molto efficaci. Suoni perfetti (forse un po’ troppo) e una scaletta intrigante. March of the pigs, Closer, The hand that feeds, la Dead souls dei Joy Division, peccato per la mancanza We’re in this together. Reznor che grida, che suona, che se la prende con le etichette discografiche. Il finale con Hurt è un tuffo al cuore.
Tool e Nine Inch Nails, davvero una grande accoppiata. È il caso di dirlo, quando sul palco sono saliti loro, gli altri gruppi sembravano gli amici del liceo che strimpellano alla festa di fine anno.

Le foto dei Nin sono di Andrea
Le foto dei Maximo Park sono di Cristina Bernasconi