Animal Collective – Strawberry Jam

Acquista: Data di Uscita: Etichetta: Sito: Voto:

Nuova puntata della saga Animal Collective, ‘Strawberry Jam’ evidenzia nuovamente la band come una delle realtà più eccitanti nel panorama indie mondiale.
L’iniziale “Peacebone” ci fa intuire quanto i nostri facciano sul serio: una gommosa scheggia nevrotica che rimbalza in ogni dove, pregna di energia diretta. “Unsolved Mysteries” è folkeggiante e gioviale, un tributo ad un lirismo pop di fatture altissime. “Chores” sembra la sorellina cattiva della colonna sonora della Sirenetta, balorda e storta ma epica e di tono allo stesso tempo.
Tocca poi a “For Reverend Green” il mio brano preferito dell’album, probabilmente: qui c’è l’incarnazione più eterogenea possibile degli Animal Collective, melodia, urla, pop, ritmo e cori surf, tutto in equilibrio perfetto.
Quindi “Fireworks”, ennesima conferma di quanto la band sappia comporre canzoni con la “c” maiuscola al di là delle scelte estetiche decisamente trasversali, e la seguente “#1” dove voci effettate si adagiano su arpeggi fatti con cassoni analogici anni ’70 e su qualche flebile ritmica. Il terzetto conclusivo parte con la serrata “Winter Wonder Land”, passa per la composizione forse più sperimentale dell’albo “Cuckoo Cuckoo” e finisce con “Derek”, un gospel per freak.
Disco un tantino troppo “prodotto” che farà storcere il naso ad alcuni fan della prima ora, questo lavoro mette in luce i lati ulteriormente pop, Beach Boys e catchy del quartetto.
Ma non cadete in inganno però: ‘Strawberry Jam’ non è assolutamente una deviazione commerciale, bensì uno sviluppo e un accentuarsi di quelle che sono caratteristiche ben radicate da sempre nell’anima del gruppo. Al momento, una delle realtà più brillanti ed ispirate.