AA.VV. – Do Hit Yo Sell Volume 1

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Non ho capito bene il senso di questa compilazione. Di ventuno brani, senza nessun preciso filo conduttore, cinque sono ascoltabili e uno spicca in bellezza – “Insonnia” dei Psycorsonica, un rock tirato con un bel cantato femminile – mentre i restanti oscillano tra il ridicolo e l’inascoltabile. Adesso riceverò insulti e minacce dalla Milosci Records, ma sinceramente non riesco proprio a concepire l’utilità e il senso di roba quale “Ideale” degli Historia, mi stupisco della qualità di registrazione cantinara quasi black metal di “Waiting” degli Always Later col loro stonato e ridicolo… “emo”? Ma che ne so, non saprei manco come definirlo. Parliamo delle bellissime parole di “Lame” dei Sindrome del Dolore? E questi giorni non li aspettavo ancora uuh potrò vendicarmi di qualcuno che ha ucciso la mia ingenuità, ma se qualcuno fossi proprio io. Insomma io ho i brividi, davvero, brividi che si trasformano in riso isterico durante “Rot 10 World”, con la quale i Rotten Shore ci dimostrano che si può fare peggio dei Linea 77, basta impegnarcisi. Che poi mica è tutto da buttare. A parte l’immarcescibile hardcore/mosh che spunta ogni tanto ed è abbastanza innocuo, i Nacom tirano fuori un bel riassunto del metal moderno ammorbidito da gustosi inserti di pianoforte, i Weeping Willow non si capisce bene dove vogliano andare a parare tra dissonanze e storture alt-rock, però qualcosa di buono si intuisce, i Bleeding Scar promettono anche se lo svolgimento non è dei migliori, gli Ebola sono gli Ebola e fanno trupa trupa triggerato e ignorante, insomma un quinto delle proposte potrebbe risultare interessante. Capisco l’indie, l’indipendenza, l’indisponenza e la voglia di esprimersi, di divulgare musica underground, ma ci sono comunque dei limiti di decenza che dovrebbero essere ben chiari a chi ami un pochino (anche poco poco) la musica. Non è che chiunque entri in saletta e registri una canzone abbia il diritto inalienabile di essere incluso in una compilation solo perchè costa poco e perchè le pretese di egualitarismo musicale sembrano poter giustificare il tutto. Richiamo al buon gusto.