Ian Hunter – Shrunken Heads

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La classe non è acqua: questo sarebbe il sottotitolo perfetto per ‘Shrunken Heads’ nuovo studio album di Ian Hunter. Una grande voce, grinta da vendere e soprattutto una sana e intramontabile voglia di rock anche se ormai il nostro si avvicina ai ’70 (è del ’39), sono glòi ingredienti di Shrunken Heads. Dopo l’epopea dei gloriosi Mott The Hopple, che ci ha regalato dischi superbi come ‘Mott’ ‘All The Young Dudes’, ‘The Hopple’ e tanti altri, Ian non ha mai smesso di suonare; certo si è preso qualche meritata pausa, ma quando ha deciso di entrare in studio raramente ha deluso. Sin dal suo esordio solista con l’album omonimo per giungere a questa sua ultima fatica, Hunter è sempre stato capace di regalare emozioni e sano rock & roll come ormai ben pochi sanno fare. Grandi canzoni con testi seri, belli e impegnati, non è certo un caso se il nostro è sempre stato accostato a personaggi come Dylan o Springsteen. Con questo ‘Shrunken Heads’ non si smentisce, attacca frontalmente gli USA e lo fa con grandissime song proprio di matrice statunitense. Ad accompagnarlo c’è una nutrita schiera di grandi musicisti a partire da Soozie Tyrell, per passare a gente come Graham Maby, Andy Burton, Steve Holly e molti altri. In totale undici canzoni varie e belle, si passa dal graffiante rock dell’opener “Words” al folk made in USA di “I Am a What I Hated” o la semipunk “Brainwashed”, in mezzo tante belle, a volte bellissime canzoni come la title track, una bella ballatona rock con la voce roca e calda di Ian che vola alta accompagnata in modo superbo da organo e piano.
Proprio le ballad sono il punto più alto del disco, ascoltatevi “When The World Was Round” o la conclusiva “Read ‘Em And Weep”. Solo voce e pianoforte -la mente vola al miglior Rod Stewart- e canzoni che ormai purtroppo sempre più raramente ci capita di ascoltare. Ma non preoccupatevi, come dicevamo all’inizio il nostro ha il rock nel sangue così eccovi “Soul Of America”, molto springsteeniana, con l’armonica in grande evidenza e un bel ritornello che entra subito in mente. Ancora sano rock con “How’s Your House” pezzo potente nelle sonorità e drammatico nei contenuti (parla della tragedia di katrina) con la batteria che pesta a dovere e le chitarre a tagliare l’aria.
Credo che il modo migliore per concludere questa recensione sia quello con cui la abbiamo iniziata: la classe non è acqua e Ian Hunter di classe ne ha da vendere. Grande grande disco.