Pj Harvey – White Chalk

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La notizia è questa: le hanno tolto il sangue. Niente più sesso per Polly Jean.

Se tra l’elettronica di ‘Is This Desire’ e il grungeblues dei primi due dischi esisteva una qualche connessione, questo era il fil rouge (molto rouge) della sua interpretazione: sguaiata, sopra le righe, sanguigna per l’appunto. Quantomeno degna di una che da subito si era proclamata “happy and bleeding”: ebbene, la Harvey di oggi non è più così sanguinante. E nemmeno tanto happy, se è per questo.
A farlo intendere per prima è la proprio la sua voce, spinta verso un falsetto che a più riprese la lascia sfiatata. Ma anche titolo e copertina la dicono lunga: la Pj di oggi è pallida e senza macchia, candida come il gesso. Con quella di ieri l’altro, che grugniva e gemeva sui solchi di ‘Uh huh Her’, sembra avere a spartire soltanto la logica delle forme brevi: là una manciata di scorticature punk, qua undici intensi notturni. Là una chitarra che sferragliava in lungo e in largo, qua arrangiamenti timidi e minimali attorno al suono del pianoforte. “The piano”. C’è persino un’ode al nuovo epicentro creativo di Polly, così come ce n’è un’altra dedicata al Silenzio: con prerogative come queste si finisce a bazzicare dalle parti della Amos più ispirata, di certi Radiohead ridotti all’osso o addirittura sul territorio glaciale della collega Bjork, non appena i giochi si fanno più eterei. A questo proposito altre pagine e altre firme non hanno esitato a mirare ben più alto, scomodando la Dickinson, “Cime tempestose” o tutto il pacchetto della poesia elegiaca inglese e americana, Gray, Masters e giù di lì. E ad onor del vero in ‘White Chalk’ ci sono tematiche e passaggi che ci si aspetterebbe più da una vecchia raccolta di epitaffi che non da una stazione radio, come il suicidio, o l’aborto oppure versi nudi e crudi quali “Scratch my palms/ there’s blood on my hands”…
Proprio così, in fondo in fondo le mani di Polly la Bianca sono ancora insanguinate, e l’ispirazione si insinua di nuovo, più discreta ma sempre intensa, fra i tasti d’avorio e le sue dita. Forse non è il sangue che ci aspettavamo o quello che le conoscevamo addosso, ma fortunatamente per Pj non è ancora giunto il tempo della menopausa. Artistica, s’intende.