Anatrofobia – Brevi Momenti Di Presenza

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Il ritorno degli Anatrofobia è segnato dalle note di un disco semplicemente incredibile, quattordici tracce che per ammissione stessa del gruppo non si possono ascoltare separatamente, momenti di vita di un’unica esperienza da quaranta inimitabili minuti.
La partenza è lentissima, basata sul silenzio e sulle sue applicazioni, sull’enfasi dei momenti di vuoto, una preziosa preparazione tra battiti e lontananze. Si crea così un flusso che porta a frasi spezzate e a parole sommesse che catturano l’attenzione dell’ascoltatore per trascinarlo nella parte centrale dell’album.
Lo sparo è uno di quelli che si sentono anche a incredibile distanza, di quelli che ti fan gelare il sangue nelle vene e che restano nella memoria, una deriva jazzistica (o free-jazzistica che dir sei voglia, sempre che questo significhi qualcosa) tanto immediata quanto impressionante, perfetta. Una cavalcata spontanea ed entusiasmante nelle sue fiamme sonore, una costruzione che occupa tutta la parte centrale di “Brevi momenti di presenza” con continue mutazioni per poi arrivare lentamente a un ritorno alla quiete, a un’atmosfera siderale e rilassata che porta l’ascoltatore fino alla fine del disco facendolo fluttuare come un astronauta in assenza di gravità.
Gli Anatrofobia imbastiscono un disco che nonostante l’impegno che richiede per il suo ascolto riempie di appagamento, una esperienza musicale indimenticabile, una delle proposte migliori degli ultimi tempi.