Lactis Fever – Lactis Fever

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Questo mini fa scintille, altrochè i 574 orari del Tgv, e se il buongiorno si vede dal mattino abbiamo tutti gli elementi per riporre fiducia incondizionata nei Lactis Fever. E bravi lo sono davvero questi ragazzi della provincia di Como, già proiettati in ogni caso verso orizzonti ben più remoti data l’assoluta esportabilità del progetto in questione (e pare se ne siano già accorti in Germania ed Inghilterra, tanto che la prima tiratura dell’Ep in questione, per quanto ristretta, è andata in sold out nell’arco di tre mesi). Corrono il serio rischio di passare per antipatici per la propria sfacciataggine nel passare al momento giusto nell’interstizio musicale più esposto e di successo delle ultime stagioni, ma questo mini mostra un’ispirazione ed una freschezza entusiasmanti che non mostrano il minimo cedimento di fronte al sospetto di compiacenza alle mode musicali o al semplice mestiere. Chiamatela neo-new wave se vi pare, ma nella sua accezione più ruspante e naif, le sciabolate chitarristiche di Maximo Parx e Art Brut, gli stacchi metronomici e le vertigini armoniche dei Bloc Party e un costante senso d’eccitazione contagiosa (merito in special modo dello spiccato dinamismo ritmico) che ti trascina inesorabile nel suo stesso vortice. La tecnica non latita, ma la produzione calda e “analogica” mette in risalto un gusto nell’arrangiamento dal genuino aroma punk-rock e in questo molto distante da un discreto numero d’imbolsiti e gelidi cloni d’Albione, tutti neo-Dandismi d’accatto e mossette. Siamo ragionevolmente costretti a trattenere gli entusiasmi “assoluti” per la scarsità del materiale da noi saggiato, ma se solo sapranno mantenere la stessa dirompente freschezza melodica anche su formato “a lunga conservazione” i talenti lariani sono destinati a sbancare critica e pubblico, siamo pronti a scommetterci.