Moltheni – Io Non Sono Come Te

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Nuovo disco per Umberto Giardini alias Moltheni. Il cantautore è il simbolo di una bella evoluzione: considerato una sorta di Carmen Consoli al femminile all’esordio con ‘Natura in replay’ (1999), successivamente bollato come una copia sbiadita di Manuel Agnelli in ‘Fiducia nel nulla migliore’ (2001), critiche forse maligne ma certamente non molto lontane dalla realtà. Poi, piano piano Moltheni diventa sempre più se stesso. E per fortuna. ‘Splendore terrore’, ‘Toilette memoria’ e adesso questo ‘Io non sono come te’: tre dischi in tre anni, una crescita evidente. Ora i modelli sono ben altri e non è un caso se nei suoi ascolti attuali si trovino sì i Doors e Bob Dylan, ma anche i più recenti Devendra Bahnhart, José Gonzales (ma secondo me non mancano nemmeno Pedro The Lion, Iron & Wine e Bright Eyes). Sì perché il nostro è riuscito musicalmente a far quadrare il cerchio giocando su arpeggi che si rincorrono, semplicemente accompagnati dal piano wurlitzer. Nulla d’altro. Così è Il risveglio, titolo azzeccato per un intro strumentale. Poi nei cinque brani seguenti si aggiunge il cantato, in perfetta sintonia con le atmosfere intime di questo ‘Io non sono come te’, bello ed essenziale, fatto con il cuore, non immediato ma da gustare a poco a poco e che cresce col tempo. Rimane ancora qualche dubbio sulle liriche: sono certamente piene di immagini sì evocative e difficilmente banali, ma il rischio è che questo cut up, questa successione visuale/testuale finisca per essere un costrutto estetico che trascenda una visione d’insieme, viva e singola della canzone. Venti minuti che però dimostrano che ora Moltheni ha davvero qualcosa da dire.