Beirut – The Flying Club Cup

Acquista: Data di Uscita: Etichetta: Sito: Voto: (da 1 a 5)

Dopo la sbornia balcanica dell’anno scorso Zack Condon sembra iniziare un ritorno verso casa che dai paesi dell’Est si sposta verso quelli dell’Europa Occidentale, e basta leggere i titoli di questo nuovo album per capire che la è la Francia a conquistare le sue attenzioni.
‘The Flying Club Cup’ è essenzialmente un album pop e spicca subito da un primo ascolto come manchi completamente della natura esplosiva di ‘Gulag Orkestar’. La valigia di souvenir musicali raccolti nei paesi dell’est europeo resta sulle spalle di Beirut, ma appare alleggerita, sacrificata a un lento ritorno alle origini. Veramente pochi gli episodi che non avrebbero sfigurato in ‘Gulag Orkestar’, quindi. In pratica in questo nuovo album sembra di ascoltare un Sufjan Stevens zingaro, e con questo non voglio dire che le canzoni sono brutte, anzi, ci sono ottimi brani e la prestazione vocale di Zack è di altissimo livello, ma nel suo insieme il disco non convince totalmente, sembra sempre che manchi qualcosa alle composizioni, principalmente da un punto di vista dell’energia dei brani.
Le tredici canzoni che vanno a comporre l’album si fanno quindi ascoltare volentieri ma lasciano veramente poco all’ascoltatore.
In definitiva non parlerei di un vero e proprio passo falso ma piuttosto di un lavoro incompleto. Mi viene naturale pormi la domanda su come avrei preso questo disco se ‘Gulag Orkestar’ non esistesse, il paragone è troppo naturale e inclemente, l’unica certezza che ho è che parlerei di un buon disco pop, sicuramente non di un capolavoro.