Mississippi John Hurt – 1928 Sessions

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Il periodo tra il 1920 e il’30 è stato uno dei più prolifici per il blues, in questi anni si sono affermati decine e decine di straordinari musicisti che, ognuno con le proprie peculiarità, hanno contribuito a formare in modo definitivo le basi dei vari stili blues. Tra questa moltitudine di “pionieri musicali” spicca la figura di Mississippi John Hurt. Egli era un musicista e compositore unico, il suo modo di costruire e suonare i brani non ha nessun riscontro in musicisti a lui contemporanei o precedenti. Hurt si differenziava in tutto e per tutto dalla classica figura del bluesman dell’epoca: Egli conduceva infatti una vita tranquilla con la moglie e i 14 figli nella cittadina di Avalon nella parte nord dello stato del Mississippi (al confine con l’Arkansas) dove era nato nel 1893. La collocazione geografica del suddetto paesino è distante da quella del Delta e proprio questo fatto fece si che John non subì l’influenza dei bluesmen dell’epoca, come ad esempio Charlie Patton, ma piuttosto quella dei primi folk ( o country) singer bianchi ,come Paul Rodgers, che proprio in quegli anni, partendo dal blues, stavano sviluppato quello che sarebbe poi diventato prima il “blue yodell” e poi il country. L’incontro col blues per Hurt avviene solo verso la prima metà degli anni ’20 quando egli era già un musicista affermato nella comunità ( le sue prime esperienze musicali sono state di tipo religioso come era solito in quegli anni) John rimase folgorato dalla musica del diavolo e la adattò al suo particolare modo di suonare creando un ibrido folk blues unico. Sulla sua tecnica strumentale e compositiva sono stati compiuti dei veri studi da parte dei musicologi a dimostrazione di quanto essa fosse allora innovativa. Questa consisteva in un fingerpicking a 3 dita (pollice ,medio ,indice) caratterizzato dal continuo e ripetuto uso dei bassi che ,a differenza di tutti i musicisti dell’epoca ( i quali vale la pena ricordarlo si guadagnavano da vivere suonando alle feste di paese e per questo dovevano far ballare la gente), non era però finalizzata alla melodia. Essa prende il nome di “double thumbing” che sta a significare il continuo alternare dei bassi sincopati, l’incastro ritmico e melodico di note ritmiche sulle corde basse e note melodiche su quelle acute. Le sue composizioni ad un primo ascolto possono sembrare semplici ma nascondono una complessità armonica notevole e un senso dell’arrangiamento unico in quegli anni, esse sembrano infatti concepite per un pubblico “colto” che vuole ascoltare la musica più che ballarla.talmente essa era elaborata nelle armonie. La maggioranza delle sue canzoni era in tonalità Do (tipico del fingerpicking tradizionale a 3 dita ) e si avvaleva dell’abbondante uso di posizioni statiche della mano sinistra su accordi di DO, FA e SOL mentre le 3 dita della destra alternavano assieme i bassi e le seconde 2 (medio e indice) sceglievano le note melodiche. In queste disco possiamo però apprezzare anche sue composizioni in altre tonalità a dimostrazione della grande sua padronanza della musica. Non bisogna però dimenticare la sua voce calda e dolce che contribuiva a dare alle sue canzoni quel tocco di classe ed eleganza in più. “1928 Sessions” raccoglie le prime registrazioni che Mississippi John Hurt effettua per la Okeh e rappresentano al meglio la sua incredibile abilità di scrittore ed esecutore; esse sono il frutto di session tenutesi a Memphis e New York tra febbraio e dicembre del 1928. Queste 13 tracce sono essenziali per capire lo stile di un musicista fondamentale, tra esse troviamo brani come “”Nobody’s Dirty Bussinnes” che sono tipici del suo caratteristico modo di suonare descritto sopra ma anche canzoni come “Candy Man Blues” (uno dei classici del blues più “coverizzati” di sempre) , che da sola vale il l’acquisto del cd essendo uno dei brani per chitarra acustica più belli di sempre,suonato in tonalità LA dove possiamo apprezzare il suo uso di posizioni incomplete e note a vuoto e la splendida progressioni strumentale. Nella title track apprezziamo il suo amore per ne le note sincopate e la contaminazione tra musica bianca e nera e ancora “Stack O’ Lee Blues” che ci fa capire come John Hurt rappresenti un punto di riferimento per tutti i folksinger degli anni a venire. Splendida per raffinatezza ed eleganza anche “Louis Collins” in cui le gia citate posizioni statiche della sinistra danno al brano un tono delicato quasi sussurrato. In questo album compaiono anche due brani a sfondo religioso come “Blessed Be the Name” e “Praying on the Old Camp Ground” un traditional da lui rivisto e adattato. Nonostante la qualità delle registrazione risenta dei suoi 65 anni (è comunque più che accettabile e migliore di molte altre dell’epoca) queste 13 canzoni sono un documento di fondamentale per conoscere un artista davvero straordinario che come pochi è stato capace di unire la musica dei bianchi e quella dei neri in un suono immortale; importanza, 13 perle di una raffinatezza unica che fanno di “1928 Session” un disco davvero imperdibile.