Hans Appelqvist – Sinfantin Och Morkret

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Svezia. Parlo di Hans Appelqvist, che nonostante sia cantastorie di professione, non è liquidabile con così semplice etichetta. Lo scopro qualche mese fa per caso, riesco a reperire questo disco tramite internet e lo ascolto a ripetizione. Diventa un’ossessione. Il fatto è che come oramai si sa, il folk da quelle parti è diventata negli ultimi anni una questione assai seria.
E quindi le mie parole potrebbero sembrare una semplice ricalcatura di una realtà ben consolidata.
Ma mi arrogo il diritto di affermare che ‘Sinfantin Och Morkret’ sia ben oltre tutto ciò. La prima volta che ho ascoltato il disco ho reagito in maniera non molto dissimile da come avevo reagito al tempo del mio primo ascolto di Yann Tiersen. Metto le mani avanti però: non ci troviamo dinnanzi ad un nuovo clone o figliastro del musicista francese, tutt’altro. L’accomunanza tra i due va vista in senso lato: Appelqvist proprio come Tiersen, rimodella il folk, la tradizione del suo paese. Formalmente anni luce distanti, contenutisticamente molto in linea.
Lo svedese commuta il folk del suo paese natìo in qualcosa di contemporaneo, architettato su field recordings e gracili suoni, immergendolo in una placenta densa.
Ma non finisce qui: altro punto a favore è la capacità di rendere tutto accessibile e perché no; pop.
Una volta fugavo questo genere di cose, oggi sarei pronto ad affrontarne un sovraddosaggio letale.