Alcest – Souvenirs D'un Autre Monde

Acquista: Data di Uscita: Etichetta: Sito: Voto: (da 1 a 5)

Non si parla proprio di un pischellino a ‘sto giro: Neige infatti, il membro unico del progetto Alcest ha un passato di tutto rispetto nella scena black/extreme metal transalpina, in quanto già chitarrista di Peste Noire e Forgotten Woods.
‘Souvenirs D’un Autre Monde” è il frutto di anni di lavoro, di stratificazioni e contaminazioni di più elementi, che proprio da un retroterra black metal partono, specialmente se si pensa ad un certo mood che pervade ovunque la struttura dell’album. Non ci voglio girare molto attorno e dico subito che non appena ho pigiato play nello stereo mi sono sentito quasi male: è stato meraviglioso per me ritrovare certe sonorità in una giornata piovosa dello scorso settembre: fragori shoegaze chitarristici come nell’iniziale “Printemps emeraude” dove la voce di Neige si erige soffice e fragile nel bel mezzo della coltre strumentistica, ricordi cupi e decadenti che hanno richiamato alla mia mente i Katatonia ultimo periodo nella traccia che prende il nome dal disco.
La terza composizione, “Les Iris” attacca con chitarroni tondi e saturi per dare poi spazio voci morbide ed eteree e a ritmiche raddoppiate proprie di un certo post-rock heavy.
“Ciel errant” ci dona un Alcest all’apice della sua bellezza intrinseca, pura ed aerea, in una sintesi di My Bloody Valentine e Cocteau Twins.
“Sur l’autre rive je t’attendrai” è l’incurabilità di un amore spezzato in due: elettrica e disperata trova solo calma nella coda della sua durata tra gli arpeggi di chitarra e rumori di acqua.
Il disco si conclude con “Tir nan og”, splendida nella sua dolcezza acustica, capace di far entrare un barlume di luce nell’oscurità diffusa.
L’impressione mia è che ci troviamo di fronte ad un (mini) prodigio, davanti ad un musicista completo, ispirato ed intelligente, capace di far confluire nello stesso punto tinteggiature molto differenti con un’abilità ben sopra la media. Per quel che mi riguarda voti massimi.