The Evens – Get Evens

Acquista: Data di Uscita: Etichetta: Sito: Voto: (da 1 a 5)

Tornano a incidere Ian MacKaye e Amy Farina, e lo fanno sul serio. Dopo l’omonimo esordio, alquanto piacevole e garbatamente sorprendente, arriva questo ‘Get Evens’ che non riesce proprio ad essere il classico sequel. Sempre di chitarra baritono e batteria si tratta, ma invece che apparire una copia sbiadita del primogenito questo secondo disco ne pare, se possibile, un’elevazione.
La produzione più chiara si accoppia a una maggior limpidezza d’intenti, sia interpretativi che compositivi; due voci che erano accattivanti e acerbe sono ora più integrate, e se di personalità MacKaye certo non necessitava, la Farina ha invece trovato nella messa a fuoco di quest’ultima un nuovo punto di forza. Adesso, oltre a smaliziarsi nel batterismo che accompagna i brani esaltandone l’emotività di base, trova più carattere nelle sue linee vocali, storte sì, ma anche nette. L’accresciuta coesione permette ai due di concedersi pezzi più lunghi e articolati, ricchi d’impatto, freschezza e spontaneità – tutta merce rara di questi tempi. Abbiamo a portata di mano una decina di canzoni fatte e finite: purezza dei suoni quasi incredibile, abbagliante scheletro folk-rock tout court. Non c’è spazio per i vezzeggiamenti, la pulizia di questo progetto è qualcosa di ammirevole perché lascia emergere la capacità di racconto dei suoi autori, l’esperienza che crea la maturità musicale – il nome Fugazi è un dolcissimo fardello. Una forma di saggezza narrativa che non si piega ai linguaggi volgari correnti (leggasi indie pop degenere) ma li sfiora per poi plagiarli con il suo carisma: naturale.
Stupisce ancora la freschezza di certe implosioni e di certe tensioni che appaiono sempre parte dell’essere in musica; qui c’è qualcosa di fondamentale che si fa boato, simile allo squarcio di un gong, e deflagra nell’orecchio (il piatto che irrompe nel break di Everybody Knows) lasciando dietro a sé le sofisticazioni pop correnti, per acciuffare un gusto del semplice dedito alla comunicazione piuttosto che al minimalismo casalingo di maniera. Invece che come capricci annoiati (e annoianti), queste note suonano necessarie.