Akron/Family – Love Is Simple

Acquista: Data di Uscita: Etichetta: Sito: Voto: (da 1 a 5)

Al full length di debutto, seguivano lo split con gli Angels Of Light e l’EP ‘Meek Warrior’, inframmezzati da un sostanzioso numero di concerti qua e là in mezzo mondo, e sembrava quasi che il secondo disco tardasse ad arrivare. Non che sia passato poi tanto tempo dal precedente, ma per un gruppo come gli Akron/Family, così creativo in sede live, s’immagina che un nuovo disco possa uscire ogni settimana. E questo perché i quattro sembrerebbero una di quelle band all’antica, che incide mentre è in tour, collaudando i pezzi dal vivo e costruendovi la scaletta di un nuovo capitolo già pronto per uscire. In effetti, chi li ha visti suonare avrà di certo notato quanto i loro set si discostino dalla routine degli ultimi anni; cantano a cappella, fanno stacchi rock atonali che a volte diventano suite a sé, incollano strutture ad incastro quasi progressive, eseguono ballad folk neo-freak, e intanto fanno anche altre cose che sfuggono… Sì, non sono esattamente un gruppo qualunque orientato al folk lo-fi, e questo lo si evince dalla scioltezza con cui snocciolano tutto il resto: fanno tutto bene, pure i pagliacci, quando lo vogliono.

Quindi non parrebbe possibile discernere la nuova produzione dall’esperienza accumulata sui palchi (o più spesso “palchetti”) dei club, è evidente che ‘Love Is Simple’ sia una polaroid degli Akron/Family dal vivo, soprattutto in ragion del fatto che loro sono una vera “live band”, e con questo si vuol dire che sono dei performer fatti e finiti. Ma ahimé, qui sta l’intoppo. Fa male dirlo, perché le aspettative erano chiaramente altissime, però questo nuovo “disco-fotogramma degli A/F dal vivo” non gli rende giustizia; purtroppo il parallelo con il debut è inevitabile, e il qui presente neonato ne esce un po’ ridimensionato. Nonostante sia apprezzabile la direzione intrapresa dai quattro, ‘Love Is Simple’ è un disco stranamente freddino, un po’ troppo dichiarativo e sospeso tra apologie hippy e montaggi al limite della forma-pezzo. Ci sono dentro un po’ tutte le potenzialità degli A/F in una performance live, ci sono quasi tutte le sfaccettature che possono creare, ma ciò che ne risente di più è la fruibilità di quello che resta comunque un disco.
A volte, nei casi peggiori, sembra che certe soluzioni siano state prese e assemblate, con bruschezza. Le due suite Lake Song-New Ceremonial Music For Moms e There’s So Many Colors (colpevolmente messe in successione) ne sono un buon esempio, con quei campionamenti insistiti di cori e rumori ambientali così pesanti e quegli svarioni strutturali fin troppo palesi; già più fluida e intrigante risulta All Of The Things. Il problema è l’evoluzione che c’è stata non tanto in termini compositivi, ma d’arrangiamento: se nel primo LP la bellezza dei pezzi era il loro incastonare arrangiamenti post e avant all’interno di ballate folk da west coast, ora questi arrangiamenti non sono più tali e le voci campionate diventano cori organizzati, le stonature che erano espressive ora sono quasi sistematiche e via dicendo… E’ come se si fosse scambiata la cornice con il quadro: gli arrangiamenti con i temi. Quello che ne perde è la freschezza dei brani, la facilità d’ascolto che li rendeva speciali, e volendo azzardare anche quella magia quasi spirituale che erano riusciti a preservare nelle prime registrazioni. Purtroppo quella naturalezza sembra in parte perduta, in favore di soluzioni più complicate anziché sofisticate, e questo si sente quando i pezzi vanno oltre i cinque minuti. Sia chiaro, ‘Love Is Simple’ è una raccolta di canzoni tranquillamente sopra la media (I’ve Got Some Friends, Phenomena…) ma ciò che amavamo del gruppo era la sua classicità folk contemporanea, una classicità che si è smarrita dentro una scrittura forse troppo piena di licenze e grassetti. E’ il teatro carnevalesco che scavalca la canzone, e bei pezzi vecchio stile come Don’t Be Afraid, You’re Already Dead e Pony’s O.G. non fanno che ricordarcelo.